Recensioni

6.6

L’ispirazione contingente per Yell Fire!è nata in Michael Franti dal viaggio compiuto due anni fa in Iraq,
Israele e Territori Occupati, esperienza da cui è scaturito il
film-documentario. il disco è stato registrato in Giamaica e in
California, con la prestigiosa collaborazione di Sly & Robbie e la supervisione del boss della Island Chris Blackwell.

Film
e musica viaggiano strettamente in questo progetto, nel quale Franti
riflette da una parte sulla vita in tempo di guerra, dall’altra
prosegue il discorso sulla critica alla società dei consumi e
all’America in perenne guerra all’estero. E la musica? Si viaggia tra
soul e roots-reggae, mentre si mantiene uno stretto legame con le
radici del rap e dell’hip hop e sia accentua la matrice soul-reggae, in
perfetto stile Spearhead.

Spoken word reggae (Time To Go Home, Yell Fire, East To the West) si alternano a ballad in levare ( Sweet Little Lies, See You In The Light, Tolerance), quando Franti lascia da parte l’impeto militante per esprimersi con meno sovrastrutture. I paragoni ingombranti – Gil Scott Heron, Marvin Gaye, Bob Marley– lasciamoli da parte. L’impressione che si ricava è che al di là
dell’urgenza espressiva, Franti potrebbe trovare con soddisfazione una
dimensione personale più musicale, al di là dello slogan, come si nota
in alcuni brani, quelli più distesi. Sono scelte di campo su cui non si
vuole sindacare e che magari troveranno la strada per emergere. Per
adesso convince a metà. 

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