Recensioni

Michael Mayer, boss della Kompakt insieme a Wolfgang Voigt e Jürgen Paape, sapeva bene che non avrebbe traumatizzato i fan annunciando il forfait della Kompakt Total di quest'anno in base a una non meglio specificata fobia verso la ricorrenza del 13esimo anniversario. Sapeva che sarebbe bastato annunciare il suo nuovo album, a distanza di 8 anni dall'ultimo Touch e di 4 dalla collaborazione con Superpitcher in Supermayer, per ripagare in toto i sostenitori. E d'altronde, che Mantasy sostituisca perfettamente la mancanza dell'estiva Kompakt Total ce lo si poteva immaginare: Mayer è uno che tranquillamente digerisce set-fiume da 4 ore, pubblicizzando in maniera antologica la sua label, e il disco segue e prosegue lo stesso concetto, inbarcandosi su di un autobahn che da Colonia spinge verso le sconfinate steppe della fantasia mentale, in maniera cinematica e di spessore, rivistando tra tutti quelli che hanno pubblicato su Kompakt Ambient e Kompakt Extra (Gui Boratto, Oxia, Superpitcher, SCSI-9, The Field, Axel Bartsch) e creando un po' la colonna sonora dei suoi desideri.
Il punto in più sono le sensazioni, il bagaglio mai pesante che accompagna durante tutto il disco/film/viaggio. Mayer riesce a costruire immagini ben definite su ogni singola traccia, tra equilibrismi lo-fi tipici degli Air di Les Voyage Sans La Lune (Lamusetwa), paranoie in bianco e nero e sottofondo polizziottesco (Wrong Lap, Roses), e sudori punk con tensioni alla Lola Corre (Rudi Was A Punk, con quel carillion ossessivo). Questo per tutta la prima metà dell'album, mentre la seconda è sicuramente votata più al ballo e alla techno, tra gli omaggi space e fantascentifici di Voigt Kampff Test e Neue Furche, dove sono fortissimi i richiami al basso killer dell'Oxia di Domino (Kompakt Total 7, chiaramente).
Quest'anno il ritmo fine a se stesso non paga, e presumibilmente non pagherà nemmeno negli anni a venire. Mayer, che di questa tendenza ne aveva fatto anche piú di un manifesto, non si è sottratto e finisce con Mantasy per viaggiare sulla stessa strada ferrata già percorsa quest'anno da Amirali, Deniz Kurtel e Yousef, ossia house di pensiero, devota alle sensazioni, cassa dritta ma mai fine a se stessa e passo indietro rispetto al club. Ogni nota un'idea, ogni nota un richiamo, ogni nota un messaggio per l'ascoltatore che può limitarsi a scorrere le immagini restando dentro il suo spazio mentale. Non c'era maniera migliore in casa Kompakt per sconfiggere la fobia del numero 13 che schierare la sua punta di diamante. Vero è che chi ha amato e seguito Mayer dai tempi di Touch o anche prima rimarrà con una certa sensazione di fame, ma adesso il 14 non fa per niente paura.
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