Recensioni

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Mick Harvey, ex The Birthday Party, Crime and the City Solution e The Bad Seeds, oltre che costante collaboratore di PJ Harvey, Rowland S. Howard e Anita Lane, non ha bisogno di roboanti presentazioni. Della  “marginalità nobile, e per certi salvifica” della sua carriera solistica, abbiamo già detto altrove: un artista che può permettersi incursioni mai sensazionalistiche e puntualmente efficaci in campi diversi, dalla rivisitazione del cantautorato più iconico di Serge Gainsbourg al folk tradizionale, passando appunto per le colonne sonore. Sua la soundtrack del film per la TV Ghosts … of the Civil Dead (John Hillcoat, 1988) e di Chopper (Andrew Dominik, 2000), oltre che le pluripremiate musiche di Australian Rules (Paul Goldman, 2002) e Suburban Mayhem (sempre di Goldman, del 2006).

Waves of ANZAC/The Journey ritorna idealmente all’ultimo The Fall and Rise of Edgar Bourchier And the Horrors of War, uscito in occasione del centenario dell’Armistizio, che era una sorta di concept album pensato per raccogliere le testimonianze immaginarie di un personaggio romanzato, il poeta di trincea Edgar Bourchier, che raccontava in un variegato registro stilistico le efferatezze della Prima Guerra Mondiale. Waves of ANZAC, in particolare, vale a dire la prima parte di questo nuovo lavoro, ci porta ancora una volta esattamente lì: 1914-1918. La Prima Guerra Mondiale è in assoluto quella in cui sono morti più militari australiani (oltre 60 mila): celebre la sconfitta di Gallipoli, durante la quale il corpo di spedizione dell’Australian and New Zealand Army Corps (ANZAC) venne battuto dall’impero ottomano a nord dello stretto dei Dardanelli, dopo otto mesi di feroci combattimenti. La battaglia fu la prima grande azione militare dell’Australia e divenne uno degli episodi fondanti della nazione. Questo il tema del documentario, musicato da Harvey, in cui l’attore Sam Neill racconta la sua storia personale e familiare collegata a quelle vicende.

La seconda sezione del lavoro, The Journey, è una composizione in quattro parti, registrata con il The Letter String Quartet, a sostegno dei bambini rifugiati e dei richiedenti asilo che si sono trovati nel programma di detenzione offshore dell’Australia. Le tracce ripercorrono un viaggio emotivo attraverso le sofferenze patite a Nauru, Manus Island e Christmas Island prima e durante il loro internamento.

Quella di Waves of ANZAC/The Journey vuole essere memoria e persino letteratura, non semplicemente musica: siamo di fronte al tentativo di tessere un racconto storico attraverso trame di archi, piani e innesti di musica concreta; lo spartito è un foglio in cui si imprimono parole mute e dolenti, e in cui si mescolano ricordi di altri tempi e le attualità dei giorni nostri, quasi a voler esprimere un continuum drammatico (senza tempo, senza geografie) di umana sofferenza. Non si tratta semplicemente di accompagnare immagini, ma di suggerirle a chi non le ha viste, o non ha potuto viverle sulla propria pelle, di vivificarle in un ricordo senza parole, ancora più potente.

Un esperimento ardito e commovente, pregevole dal punto di vista musicale e ancor più da quello concettuale, che testimonia una volta di più una sensibilità affatto comune.

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