Recensioni

7.5

Chitarrista eclettico e dotato di tecnica sopraffina, Mike Cooper è stato uno dei nomi più luminosi del movimento folk sperimentale inglese degli anni Settanta, tanto da essere considerato dai chitarristi contemporanei – un nome su tutti: Keith Moliné dei Pere Ubu – alla stregua di un vero e proprio guru delle sei corde. Trout Steel – primo capitolo della trilogia avant composta a partire dal 1970 e che comprende Places I Know (1971) e The Machine Gun Co. with Mike Cooper (1972)  – rientra nel programma di remaster dell’etichetta Paradise of Bachelors che, con un lavoro certosino durato ben due anni, è riuscita a ripulire le tracce originali e a ridonar loro il lustro che meritavano.

Lavoro complesso e multisfaccettato, Trout Steel anticipa molte delle avanguardie che di lì a breve sarebbero esplose con il movimento psichedelico e prog, pescando dalla tradizione folk statunitense, destrutturandola e miscelandola – con risultati interessanti – con il jazz sperimentale della New Thing. Proprio attorno al free jazz Mike Cooper ha costruito amicizie importanti, andando a collaborare prima con Michael Chapman – session man con Sonny Sharrock e Pharoah Sanders – per poi avvicinarsi al free di estrazione europea, entrando a far parte della The Machine Gun Band di Peter Brötzmann, esponente di spicco del movimento Fluxus e, a tutt’oggi, ancora uno dei più attivi (le collaborazioni con Hamid Drake, Ken Vandermark e Mats Gustafsson sono frequenti e di assoluto valore) e grandi interpreti del genere.

Parlare di Cooper solo come un dotatissimo chitarrista sarebbe, oltre che un delitto, del tutto fuorviante: la sua voce potente infatti si colloca a metà strada tra il Tim Buckley più sperimentale (I’ve Got Mine) e Graham Nash (la title track Trout Steel), tenendo a bada tecnicismi ma mirando al centro dell’obiettivo. Trout Steel, a distanza di ben quarantaquattro anni, suona ancora fresco e attualissimo, e questa riedizione estesa e rimasterizzata aiuta a mantenerlo giovane e appetibile per quelle generazioni che non hanno potuto, per motivi anagrafici, apprezzarlo all’uscita. Consigliatissimo.

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