Recensioni

6

Reginette del pop andata e ritorno: con Younger Now, Miley Cyrus chiude un cerchio nel suo percorso. Principessa prima laccata e poi leccata, la fatina targata Disney di Hannah Montana ha lasciato prima il posto a un’improbabile e macchiettistica trasgressione fatta di rimandi fallici e martelli “ciucciati”, per poi infilarsi in una parentesi flaminglipsiana a base di psych rock pop annebbiato di THC sotto i tag di weird e – soprattutto – weed.

Con Younger Now si torna idealmente al punto di partenza, con consapevolezza e ricchezza (d’animo e d’immagine) ben diverse: la ritrovata gioventù millantata dal titolo – e relativa traccia – è una vagheggiata nostalgia dal sapore -anta ritrovata proprio grazie alle traversie personali di Miley. Lo scollamento tra persona e personaggio, nel suo caso, è sempre stato praticamente inesistente, e maturità e freschezza saranno le parole spese più frequentemente, e non a torto, per questo ennesimo nuovo inizio. Il country prestato all’r&b e al pop è un qualcosa che per la Cyrus era già stato il punto di partenza, e questo ritorno al relativo immaginario figurativo e sonoro è sia un comeback che un superamento. Nel non rinnegare il suo discutibile passato, la coerenza è rinsaldata e l’esperienza maturata messa a frutto, per cui c’è la pelle e ci sono le paillettes, c’è il ciuffo à la Elvis e c’è una grafica smaccatamente vintage. L’operazione potrebbe anche (e facilmente) schifare, ma sarebbe stato difficile immaginare un approdo diverso per lei.

Per il resto, abbiamo le solite melodie zuccherose (ma convincenti e coinvolgenti), le chitarrine acustiche sullo sfondo e le pulitissime batterie spazzolate (I Would Die for You), qualche pezzo anthemico più grintosetto (Thinkin), onnipresenti riff elettrici dal sapore radicalmente country prestati a filastrocche simil Vecchia Fattoria (Rainbowland) e qualche scoria vagamente filo-EDM (Malibu). Prendere o lasciare.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette