Recensioni

Military Genius ovvero Bryce Hildebrand Cloghesy, figura molto attiva nella scena canadese – prima a Calgary «all’ombra di Women e Chad VanGaelen», come recita la sua biografia, quindi a Montreal e a Vancouver dove tuttora risiede. Parliamo di un musicista poliedrico al centro di vari progetti, membro dei NOV3L, ma soprattutto dei più noti Crack Cloud, un collettivo artistico titolare di un interessante album di debutto – in cui i riferimenti al post-punk d’annata si incrociano con cadenze kraut – e di una interessante combinazione tra hip-hop e indie rock che prelude a un secondo lavoro in uscita nei prossimi mesi.
Intraprendente, iperattivo e anche molto eclettico, Bryce/Military Genius con questo lavoro solista prende invece una via tutta sua, difficile da catalogare dal punto di vista dello stile. Un album, Deep Web, la cui unità d’intenti è attestata da una certa atmosfera piuttosto che da una rigida casella di genere. Con un alone notturno, malinconico e cerebrale, insieme a una sorta di eleganza dark, a permeare tutte le tracce.
Tratto saliente fin dalle prime battute è un jazz che sa di fumo, oscurità e luci al neon, con licenza di sconfinare nell’ambient come nel trip-hop, in una lounge music sempre un po’ da thriller (Focus), addirittura sfigurata da chitarre nervose in conflitto con una melodia quasi esotica (la title-track), o in un funk da film noir (Let My Guard Down) , con più di una strizzata d’occhio alle colonne sonore del cinema (il Badalamenti lynchiano come probabile e quasi dichiarata suggestione).
E non c’è solo questo, se pensiamo che Not Tonight si muove tra il Bristol sound rivisitato e un dark rock confidenziale, mentre When I Close My Eyes sfodera ritmiche ossessive e atmosfere industriali che ricordano il blues metropolitano più angosciato dei gloriosi Suicide. La lunga The Runner poi – prima che a chiudere sia una nenia semiacustica, Born Blind – è un brano ossessivo quanto sfuggente: con un beat elettronico simil-techno che continua a martellare sul fondo, frasi ostinate e cadenzate di basso e chitarra, di sapore post-rock, entrano meccanicamente a tempo eppure si lasciano cadere come se fluttuassero nel vuoto. Cloghesy nelle vesti di Military Genius sembra lasciarsi aperte diverse possibilità, disseminando il suo lavoro di spunti discontinui ma tutti interessanti anche (o proprio) perché anomali e sfuggenti.
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