Recensioni

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Prodotta da Jordan Peele e J.J AbramsLovecraft Country è l’adattamento televisivo dell’omonimo romanzo del 2016 scritto da Matt Ruff e pubblicato da HarperCollins caratterizzato da una commistione di generi che spazia dall’horror alla fantascienza più oscura e truculenta. L’obiettivo dello scrittore e della serie tv poi sarà quello di esplorare e rendere quanto più manifesti possibile i nessi e le congiunzioni tra l’opera di H.P. Lovecraft (di cui il romanzo rappresenta una rilettura volta a spogliare l’opera di Lovecraft dal razzismo che la permeava) e il razzismo sistemico degli Stati Uniti.

Un anno fa HBO decide di affidare la sceneggiatura alla già nota penna di Misha Green (Sons of Anarchy, Heros) e la serie avrebbe poi debuttato sul piccolo schermo il 16 agosto 2020. In Italia arriverà prossimamente grazie a Sky Atlantic. Il protagonista della storia è l’ex militare Atticus Black (Jonathan Majors) che, accompagnato dall’amica di vecchia data Letitia (Jurnee Smollett-Bell) e dallo zio George (Courtney B. Vance), parte per un viaggio alla ricerca del padre scomparso. Ci troviamo esattamente negli anni ’50: le leggi di Jim Crow sono ancora in vigore e il pericolo non proviene soltanto dalle mostruose creature che abitano le foreste e le strade abbandonate dell’America. La minaccia ancora più vivida e agghiacciante è l’umano stesso.

Nonostante le ottime premesse e un’impressione di partenza abbastanza positiva, Lovecraft Country non riesce nell’intenzione di adottare la medesima linea “editoriale” dei film prodotti dalla Blumhouse – tra cui, non a caso, troviamo l’incredibile Us di Jordan Peele – facendo collimare solo in superficie riflessione socioculturale con le coordinate del cinema di riferimento. Il risultato è quindi molto diverso da quello che ci si sarebbe aspettati di vedere tanto più con i nomi di Peele e Abrams alla produzione esecutiva.

La narrazione sembra incedere seguendo un ritmo monocorde e uguale a sé stesso tanto che probabilmente sarebbero potute bastare due puntate o addirittura un unico film per trasporre l’opera di Mark Ruff. Non c’è tensione se non in pochissimi momenti dove i tre protagonisti si scontrano con le forze dell’ordine o con vicini suprematisti. Ma anche lì l’orrore che ne dovrebbe conseguire non viene interamente attraversato e sviscerato per fare soltanto da inevitabile sottofondo. Servendosi soltanto in apparenza delle implicazioni estetiche e tematiche dell’horror, Lovecraft Country non sa come negoziare con l’agenda politica e culturale del presente risultando una prevedibile operazione commerciale volta ad inquadrare il volto del razzismo sistemico.

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