• ott
    01
    2012

Album

Tiny Sticks

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Quando un paio d’anni fa vennero pubblicati una serie di articoli sui danni permanenti all’udito provocati dal clubbing, sembrò solo l’ultima riflessione, in ordine di tempo, da parte della dance sull’estemporaneità ed il costo dello stile di vita che propone.

La house poi, proprio in quanto offshoot tecnologico, non-umano, della disco è sempre stata consapevole della disforia e dell’autodistruzione che stanno al cuore dei suoi incalzanti inviti a gioire e ballare. Una consapevolezza che, nell’essere presente sin dagli inizi, ne ha fatto un genere maturo, riflessivo, raramente naive. Per esempio Adonis, solo due anni dopo avere suonato coi Clockwork la melensa I’m Your Candy Girl, confesserà la sua disperazione con No Way Back. Ancora prima On and On di Jesse Saunders, lo stesso groove madre, includevea in sé tutti gli elementi che sarebbero andati a comporre la futura house music suonando allo stesso tempo come l’espressione di un profondo malessere.

L’intera carriera dei Mock & Toof potrebbe essere considerata come un lungo commento a On and On: gli stessi ritmi che si sfaldano meccanici in uno spazio assolutamete vuoto, con percussioni dedicate a fissare l’attenzione dell’ascoltatore sulla cassa quarti, tesa a sostenere pad dissonanti e synth corpuscolari. Resta al basso e al vocalist il compito di ricordare la parentela, tramite studiati accenni, con il funk ed il dub. Confusion Time, traccia che apre l’LP, evoca addirittura la strofa di Saunders quando canta This things inside in my soul, they make me lose control. Per poi essere seguita a ruota da My Head che continua ad esplorare il tema della possessione e dell’ossessione nella loro connessione con desideri di plastica e lattice. La produzione ha qulla cura che ci si aspetta, ormai, da ogni artista uscito dalla scuola DFA e si incanala nel solco di quella house adulta, anche nelle tematiche, insieme ai più recenti esempi di Chelonis e Wolf+Lamb.

Temporary Happiness non è la proposta di un breve paradiso nel quale fuggire per la durata del disco. Così come Don’t Work, Don’t Care, che si avvia con un cut up vocale che ricorda gli Art of Noise, l’intera opera è un’inno all’apatia drogata e allo stesso tempo espressione dell’insoddisfazione per queste routine che si basano, schiettamente, sul perdere tempo. I Mock & Toof stressano quindi l’accento su quel Temporality per spingerci a ricordare, ancora una volta, la vanità e la fragilità dello stesso progetto house.

16 novembre 2012
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