• Feb
    22
    2019

Album

Monkeytown Records

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A Gernot Bronsert e Sebastian Szary, i due berlinesi dietro il progetto Modeselektor, non è mai mancata la versatilità. La velleità di flirtare con diverse sfumature dell’universo clubbing. Partito in piena onda electro-glitch-house in casa Bpitch Control con l’esordio Hello Mom! nell’ormai lontano 2005, il duo ha progressivamente abbracciato nei suoi lavori un variegato insieme di influenze che vanno dal dubstep – come si ascoltava nell’ultimo vero album lungo, Monkeytown – all’IDM fino alle canoniche ritmiche tech-house berlinesi passando per il bass-sound. Nel mezzo, è arrivata la lunga e nota parentesi Moderat accanto ad un Apparat sempre più malinconico e ispirato dalle tonalità vocali di Thom Yorke: un progetto,  in pausa dalla scorsa estate dopo tre album di successo, che ha visto i Modeselektor rielaborare in chiave pop e nel formato canzone le loro esperienze nella club culture. È un mondo, quello dei finestroni al buio e dei basement aperti tutta la notte, che i quarantenni Bronsert e Szary conoscono a menadito avendo cominciato a produrre musica nel 1990, a pochi anni dalla caduta del Muro, quando la capitale tedesca esplodeva di sentimenti libertari e creativi.

Adesso, a una ventina di anni di distanza, i Modeselektor avvertono il rimpianto dei bei tempi che furono. E lo esprimono in un nuovo disco, il primo sulla lunga distanza – non dalla durata esagerata, parliamo di 8 tracce – che si presenta dal forte impatto socio-politico. «Quando vivi a Berlino – hanno dichiarato in una recente intervista a Dazed – e ti dedichi alla techno per tutta la vita, pensi che lo spirito politically correct pervada tutta la società ma non è così. È solo parte della scena, è una bolla». Nei club si annusa il profumo della libertà senza distinzioni varie, mentre lì fuori imperversa il populismo. Concetto ribadito dal titolo della traccia d’apertura, One United Power, che flirta con il puntilismo di Lorenzo Senni in un maestoso arpeggio trance. È il primo sentore di una scaletta che dimostra come i Modeselektor, nel corso dell’ultimo periodo, non siano rimasti fermi nelle loro convinzioni techno-glitch. Del resto, le correnti e le mode nell’universo elettronico le hanno sempre osservate, catturate e rielaborate.

Così Wealth si muove tra techno, grime e cenni di gqom – i movimenti più contemporanei in seno alla club culture – ponendo nel ruolo di MC Flohio, al secolo Funmi Ohiosumah, MC di origini nigeriane fieramente accasata South London: è una traccia che ha il suo potente impatto nel flow aggressivo, nell’intensità dei ritmi e dei bassi alternata a quelle note quasi dolci di synth che fanno tanto Modeselektor. Altra contaminazione che funziona è quella con Tommy Cash, concettuale e artistoide rapper estone, in Who, un autorevole banger a cui non mancano dirompenti bass-line, estatiche melodie e neanche un certo piglio pop. Da qui si passa poi a efficaci pezzi techno dove le atmosfere cupe di scuola berlinese incontrano i bassi a là Scuba in WMF Love Song, le progressioni UK techno in I Am Your God – con una parentesi stridente che piacerebbe a Samuel Kerridge – e metriche decostruite in Fentanyl. Sono episodi in cui i due producer fanno il loro compito: dimostrano di essere vecchi volponi della consolle, perché i pezzi potranno funzionano nei club come nei festival, ma peccano leggermente di ordinarietà. Nell’energico cocktail di influenze, l’album non si fa mancare neanche una citazione puramente 90s con Wake Me Up When It’s Over, soffice e visionario tappeto IDM che sfocia in follie drill’n’bass. Vi ricorda qualcosa?

In definitiva, Who Else, ricco di buone tracce, banger efficenti e funzionali, dimostra, ancora una volta, come i Modeselektor siano ottimi produttori nell’universo clubbing ed elettronico, capaci di spaziare tra influenze e correnti. Anche in questo disco, però, si fatica a trovare una linea coerente nell’economia della scaletta. Peccato…

22 Febbraio 2019
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