• Mar
    01
    2007

Album

Epic records

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Erano attesi i Modest Mouse, soprattutto quando il wave pop maturato nella precedente fatica avrebbe goduto del contributo in pianta stabile di Johnny Marr (la sei corde scintillante degli Smiths), dei controcanti di James Mercer (l’ugola degli Shins), e del ritorno del batterista dei primi lavori Jeremiah Green.

Una ciurma ben assortita per un cambio di pelle annunciato e così è stato: We Were Dead Before The Ship Even Sank è fuor di dubbio l’album dance della band di Issaquah, nonché un album funky dalla chiara attitudine albionica. Dashboard, singolo d’apertura,ne è la riprova più immediata. Impeccabile il riff di Marr, limpido il funky bianco scopertamente vicino David Byrne in motore pelvico Franz Ferdinand. Attitudine che si sporca appena di frizioni white nei giri Gang Of Four di We’ve Got Everything (per non parlare di quei falsetti Ottanta di Mercer), ma anche di quelle black con il basso disco music di Education, negli inserti psyco-rap di Fly Trapped In A Jar (grandi arrangiamenti), nelle piroette Prince in bitume angolare britannico di Steam Engenius o in quelle concitate fino allo spasmo di Invisibile (con Isaac Brock in turbamenti tra Cave e David Thomas, salvo poi zittirsi al cospetto delle scintille marriane primi-U2 style).

Non manca l’elemento scopertamente ferdinandiano con Spitting Venom, come neppure il tocco Smiths (ma và) nel midtempo di People As Places As People, eppure il treno funk non dimentica continuità e bontà di un percorso solido e necessario. Nella stessa Spitting (otto minuti) è adorabile l’interscambio tra le varie specialità della band tra momenti intimisti, crescendi dal sapore post, folk a vario titolo (qui pure Violent Femmes) come tutto l’album nasconde piccoli segreti sixties dai quali gli Shins hanno preso l’abbrivio tanti anni fa.

E per chi già l’acclama c’è Fire It Up, la pop song rasposa e ottimista che non può mancare in un album Modest Mouse, come del resto non si sentirà la mancanza delle ballate riflessive con i giusti accenti come Parting Of The Sensory (che si trasformerà – sorpresa – in una sbornia Pogues!) e Missed The Boat (strofe parlate, ritornello singalong). Ultimo elogio a questo bel disco va a Dennis Herring, produttore qui come del precedente album, una produzione attentissima a ogni sfumatura chitarristica la sua, calibrata quando si tratta di fondere ritmo e orchestrazioni (Dashboard), delicata quando è doveroso risaltare canti, cori e soprattutto controcanti (Florida). Un album lungo, frizzante e soprattutto molto, ma molto, generoso.

1 Marzo 2007
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