Recensioni

E' almeno da Rock Action, il loro terzo lavoro, che i Mogwai cercano una scappatoia dall'impasse, un modo cioè per lasciarsi alle spalle quella ingombrante calligrafia che li rese grandi, modello stilistico imprescindibile tra i molti attribuibili alla voce post-rock. Parliamo quindi di dieci anni fa, mese più mese meno. Fu quando gli scozzesi (assieme a tutto il "movimento") capirono l'importanza di tornare nel grembo della canzone, recuperandone strutture e idioma senza rinnegare la trasfigurazione della ritualità rock operata con gli stupendi CODY e Young Team. Ovviamente, fu allora che per Stuart Braithwait e compagni iniziarono i problemi.Non convinse del tutto Rock Action e non convinsero i lavori successivi, sospesi tra la necessità di reinventarsi e l'impossibilità d'essere altro da sé.
Tornano a provarci oggi con l'opera settima Hardcore Will Never Die, But You Will, titolo che pare ispirato all'imprecazione proferita da un teppistello ad un negoziante che si rifutava di vendergli alcolici. La chiave stavolta è un wave pop da vorrei-ma-non-posso, tanto accattivante quanto banale (vedi gli Stereolab via New Order di Mexican Grand Prix), che si appiattisce tra incedere chitarroso più da motoretta che motoristico (San Pedro, George Square Thatcher Death Party), pseudo-epiche marziali (la distorta e un po' bolsa Rano Pano) e tentativi atmosferici senza troppo genio (la cremosa ma sterile Letters To The Metro, una How To Be A Werewolf che prova a mettersi in scia Wilco).
Gli otto minuti abbondanti di You're Lionel Richie – con curioso, breve inserto in italiano ("…disse che l’aveva trovato, doveva uccidere il lupo, quel lupo non morì mai. Doveva avvolgersi nella sua pelle…") – sono una melmosa processione all'insegna di quel formidabile passato che li condanna ad essere una variazione un po' disperata del proprio mito.
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