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6.8

Non sai mai cosa aspettarti, da un nuovo lavoro degli scozzesi Mogwai. La copertina, ad esempio, su quali tonalità di colore indugerà stavolta? I titoli tradiranno quell’atteggiamento da cazzoni british che li contraddistingue sin dagli esordi? Si avrà cura di citare più o meno velatamente i Black Sabbath? E il merchandise? Non vorrai mica una maglietta con quel testone d’aquila…

C’è della facile ironia, ma c’è anche del vero, nella nostra affermazione d’apertura. Assodato ormai che il suono Mogwai è un marchio di fabbrica – un monolite inscalfibile né, tantomeno, soggetto a mutamento – divenuto l’affaire Mogwai una questione di stato, l’alacre verve critica di estimatori e stampa specializzata – gli altri, vivaddio, vivranno bene ugualmente – non può che esercitarsi a livello microscopico. Riguardo The Hawk Is Hawling, ad esempio, si potrebbe, tra l’altro, affermare: 1) che con un brano epico come I’m Jim Morrison, I’m Dead, e con quei suoni lì a proposito: pianoforte ed elettronica confermati primattori -, i Mogwai possono aspirare a divenire una volta per tutte i degni eredi dei Godspeed You! Black Emperor, oltre che dei Mogwai stessi; 2) che forse, ma questo è solo un parere tra i tanti, i Mogwai hanno finito una volta per tutte di sperimentare con la voce e hanno ripreso invece a scrivere composizioni mediamente piutosto lunghe; 3) che il metal viene citato solo di striscio (Batcave), e che, forse, sarebbe bene che i Mogwai la finissero una volta per tutte di citare il metal perché per ogni brano metal che scrivono nascono dieci band post-metal-post-hardcore-post-mogwai; 4) che, lo si affermi a chiare lettere una volta per tutte, la scrittura dei Mogwai ha raggiunto un livello qualitativo altissimo (e l’appeal marcatamente pop spesso preponderante valenza ambientale dei brani è un altro fatto degno di nota); una scrittura che tanto più si fa inimitabile quanto più diviene simile a sé stessa, su sé stessa accartocciandosi (se lo mettano in testa, le band post-metal-post-hardcore-post-mogwai)…Si potrebbe continuare all’infinito, e in questo senso è proprio vero che non sai mai cosa aspettarti da un nuovo lavoro degli scozzesi Mogwai. Che un giornalista a cui si domandi che genere di musica facciano i Mogwai sia impossibilitato a rispondere diversamente che “mogwai”. Forse sta qua il senso di ogni nuova uscita degli scozzesi.

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