Recensioni

6.5

L’attesa era tanta per il ritorno dei Mojomatics, balzati prepotentemente alle cronache dell’indie tricolore per un disco – Songs For Faraway Lovers– che secondo alcuni si poteva riassumere così: non c’è niente di più
moderno di ciò che è antico. Detta in soldoni, meglio preoccuparsi di
fare belle canzoni, indipendentemente dalle categorie e dagli stili.
Buttarla dunque sul rock’n’roll da amplificatori svalvolati e chitarre
suonate con una vanga piuttosto che col plettro. Declinare i propri
umori su un country polveroso di un’immaginifica America sudista e
proletaria. Un uovo di Colombo cui in Italia, secondo almeno quanto
dicono gli stessi Mojomatics, nessuno sembrava dare molto credito.

Don’t Pretend That You Know Menon smuove di un millimetro il duo veneto dalle loro convinzioni.
Tant’è che, diciamolo subito, l’effetto sorpresa cade dopo l’attacco –
comunque potente e affilato – della poderosa Wait A While. Se
quindi l’ambito bazzicato dai Mojomatics è sempre lo stesso, resta
inalterata anche la capacità di scrittura, che porta in dote una serie
di brani che girano fluidi e orecchiabili. È il caso del rock’n’roll
esagitato di Clean My Sins, del blues in overdrive retrodatato di Askin’ For A Better Circumstance, del beat ingolfato di alcol di Hole In My Heart.

Resta
dietro l’angolo una vaghissima sensazione di esercizio di stile, seppur
di buona fattura. Come se messe una dietro l’altro le canzoni
perdessero parte di quella freschezza di cui godono e fanno godere
quando invece ballano da sole. Sarà pure il vecchio gioco del rock di
cui parlavano gli Stones, o forse il segno di tempi
in cui nella musica formato mp3 si pensa di più al particolare che non
all’opera generale. Il problema è che sullo scatto i Mojomatics
convincono. Sulla lunga distanza arrivano un po’ col fiatone.

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