Recensioni

6.8

Ci vantiamo spesso di essere gente che Moltheni lo segue da una vita. C'eravamo già quando uscì Natura in Replay, saltavamo tra il pubblico del Velvet di Rimini quando il Nostro cantava per, si e no, trenta persone ai tempi di Fiducia nel nulla migliore, lo abbiamo intervistato nel momento della svolta di Splendore Terrore, lo abbiamo visto suonare di recente in quel di Bologna, ne abbiamo curato una monografia sul sito di Sentire Ascoltare. E non vi nascondiamo che l'uscita di un nuovo disco di Umberto Giardini rimane sempre e comunque, per chi vi parla, un piccolo evento.

Detto questo è innegabile che l'esaltazione iniziale per una formula coraggiosa in cui ci riconoscevamo in toto, si sia trasformata, nel tempo, in un'ammirazione più per lo stile che per i contenuti, parallelamente ad un irrigidimento formale del Nostro quando non un' autoreferenzialità fin troppo evidente. Un processo di maturazione talmente precoce da rasentare l'invecchiamento, che se da un lato ha donato alla poetica del musicista un'eleganza “bucolica” che in passato non aveva mai avuto, dall'altro ha preteso, più o meno da Toilette Memoria in avanti, una staticità quasi preoccupante nelle tematiche e nello stile di conversazione. I segreti del corallo poteva essere un'ottima occasione di riscatto per un artista di cui tutto si può dire tranne che non sappia di scrivere canzoni, un'occasione, tuttavia, sfruttata solo in parte, dal momento che all'interno del disco convivono piccole gemme come momenti piuttosto interlocutori.

Tra le prime una Vita Rubina che da sola vale tutto il CD, lo strumentale Che il destino possa riunire ciò che il mare ha separato – forse il miglior strumentale di sempre di Moltheni -, le morbidezze di Corallo, i toni grevi di L'attimo celeste (prima dell'apocalisse) e l'incedere de Gli anni del malto: brani in cui è evidente la ricerca di nuove direzioni – anche nei testi -, pur nell'ottica di un suono che rimane ancorato al folk intimista frequentato da qualche anno a questa parte. Dall'altra parte una Amore acquatico che non convince e una Ragazzo solo, Ragazza sola piuttosto discutibile, oltre a nuove versioni di brani pubblicati con successo altrove – le ottime Suprema e In porpora, riprese da Splendore Terrore – di cui però non comprendiamo le motivazioni. Meglio non sarebbe stato lasciarle per i concerti e proporre invece altri due inediti? In generale, comunque, il disco funziona e si può parlare di passo in avanti più che di regressione. In attesa di ritrovare quella maledetta Musa che sembra aver smarrito la strada di casa.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette