• Ago
    26
    2013

Album

Sunday Best

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Ancora Inghilterra, ancora una chiacchierata band al debutto con annessa etichetta-fardello next big thing. Se quest’anno i Palma Violets e i Peace hanno raccolto meno di quanto avrebbero dovuto con i rispettivi album d’esordio (anche discreti ma di certo non memorabili), i mancuniani Money, quatti quatti, hanno giocato tra luce e ombra, consapevoli delle loro potenzialità e dei vantaggi a lungo termine del preferire la sincerità alla furbizia. Un hype mediatico che in un paio di anni si è diffuso a macchia d’olio partendo dalle primissime release locali tramite la SWAYS Records – situata a fianco della famosa Strangeways Prison – e arrivando all’atteso debutto lungo The Shadow Of Heaven (via Bella Union).

All’interno delle dieci tracce di The Shadow Of Heaven troviamo la tensione emotiva di scuola Glasgow di Holy Esque, Glasvegas e soprattutto dei Father Sculptor, plasmata su analoghe atmosfere realizzate attraverso scelte di produzione che amplificano echo e riverberi creando una sorta di effetto campana di vetro, l’impeto dei concittadini Wu Lyf (alcuni frangenti di Letter to Yesterday ad esempio) e le evocative estensioni vocali targate Active Child. Il merito di questa varietà stilistica va attribuito anche alla versatilità timbrica di Jamie Lee, messa – giustamente – in risalto da lunghi fraseggi caratterizzati da un apporto ritmico utilizzato con il contagocce (Cruelty Of Godliness ne è praticamente priva), spesso come mero supporto all’enfasi vocale.

Nascono così struggenti e commoventi dialoghi piano-voce (Black e Goodnight London) di pura malinconia mancuniana, slow-anthem liberatori che sfociano in apoteosi finali (Cold Water e il suo approccio arty) e brani che magari tra qualche anno verranno considerati classici (alla sopracitata Goodnight London non mancano le carte in regola per esserlo). Degne di nota anche i testi: mai banali, a tratti decadenti, figli di una formazione culturale di un certo tipo che traspare fin dal motto “courtesy is a fallacy“, passando per l’influenza di poeti, filosofi e pittori del primo Novecento quali Rainer Maria Rilke e Khalil Gibran.

Sebbene – e forse proprio per questo ancora più valido – non esente dalla contagiosa tendenza di un nutrito numero di newcomers nel mettere davanti la ricerca stilistica-atmosferica al songwriting di stampo tradizionale, al disco non manca praticamente nulla: i Money hanno saputo costruire un proprio immaginario musicale ed extra-musicale che trova in The Shadow Of Heaven il proprio manifesto. Un lavoro per certi aspetti fuori dal tempo, che respira in un contesto tutto suo.

3 Agosto 2013
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album

Money

The Shadow of Heaven

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