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    01
    2012

Album

Temporary Residence

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I giapponesi Mono sono una delle formazioni post-rock più importanti degli ultimi dieci anni. Attivi dagli ultimi rintocchi dello scorso millennio – nel 2009 hanno festeggiato in pompa magna il decennio di attività dando poi vita al live album Holy Ground: NYC Live with the Wordless Music Orchestra – i quattro di Tokyo con gli anni hanno saputo plasmare le intuizioni post versante epico (Godspeed You! Black Emperor, Mogwai…) con l'amore tipicamente nipponico per la musica classica.

Probabilmente i Mono hanno avuto l'apice creativo nella seconda metà degli anni zero, prima con l'eccellente You Are There e poi con Hymn to the Immortal Wind vero e proprio emblema di tutto ciò che si può trovare nel colossale Mono-universo: tremolo, lunghi fraseggi/introduzioni post-ambientali a costruire gelidi landscape spezzati dalle emozionanti – per non dire melodrammaticamente commoventi – esplosioni chitarristiche. Muri gaze e flussi immersivi da pelle d'oca.

In Hymn to the Immortal Wind tutto era dosato nel migliore dei modi, ad iniziare dal tipico gioco piano/forte. Una band in stato di grazia in grado di beccare le note giuste nel momento giusto (non sorprende che i connazionali sreamo/post-hc Envy abbiano captato la lezione nei Mono nell'ultimo Recitation). Il sesto album For My Parents continua nel segno dell'evoluzione del Mono-sound: i tratti somatici sono praticamente sempre gli stessi – distorsioni e effetti utilizzati – ma qui ci troviamo di fronte al passo successivo nell'estremizzazione della contaminazione tra post-rock e musica orchestrale.

Cinque soli brani – che spaziano però tra gli otto e i quattordici minuti – che fanno sfoggio della rinnovata collaborazione con la Wordless Music Orchestra proiettando l'ascoltatore nei – consueti – paesaggi sospesi tra sogno e realtà. Rispetto al predecessore mancano sicuramente i picchi emotivi e si cerca, invece di focalizzarsi sui crescendo, di creare situazioni avvolgenti che necessitano inveitabilmente di grande pazienza e che in alcuni frangenti soffrono di un'eccessiva staticità: se quello di Hymn to the Immortal Wind era un paesaggio montano e tempestoso, quello di For My Parents è vicino alla tundra siberiana.

Alfieri di un genere che ha già vissuto l'età dell'oro, i Mono continuano per la loro strada sontuosa, epica e cinematografica, riuscendo così a distinguersi ancora una volta come entità unica all'interno del panorama internazionale.

31 Agosto 2012
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Mono

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