• Mar
    01
    2009

Album

Conspiracy Records

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Una storia d’amore, ambientata nei paesaggi fantastici della memoria. Una storia di tenerezza, malinconia e speranza. Un inno al vento, metafora dell’anima, l’unica essenza capace di attraversare dimensioni spazio-temporali inaccessibili al corpo. Una storia, insomma, che indaga il limite tra sogno e realtà, tra vita e morte. E’ ciò che sta alla base del quinto album della band giapponese Mono, un concept strumentale, strutturato sulla sequenza dei paragrafi dell’omonimo racconto, che fa un tutt’uno con il disco. Un’operazione, quella di comporre la musica traducendo le sensazioni derivate da un testo letterario, che ricorda il poema sinfonico ottocentesco. Anche in quel caso il testo scritto diveniva pre-testo, punto di partenza, origine dell’ispirazione. Ma i paragoni si limitano alle premesse.

Accompagnato da un’intera orchestra, il quartetto costruisce il suo inno con un linguaggio tipicamente post-rock: dilatazione temporale (quasi tutti i brani superano i dieci minuti) e impiego di strumenti estranei alla gamma timbrica impiegata convenzionalmente nel rock (glockenspiel, archi, flauti). Lo stile, gli arrangiamenti e le continue variazioni di intensità giocate su lunghi crescendo, ricordano in molti casi i Mogwai, anche se al sound non si risparmiano virate verso atmosfere più cupe e ruvide in stile Goodspeed You! Black Emperor e Isis (The Battle To Heaven) o verso paesaggi sonori più distesi, colorati e fiabeschi.

Hymn To The Immortal Wind potrebbe essere anche interpretato come una lunghissima suite, con i singoli brani a rappresentare le parti della storia. Una storia languida, da groppo in gola, così come la musica, spesso tesa verso la lacrimuccia. In realtà, però, l’impronta monolitica che assume il lavoro, non aiuta a cogliere le sfumature del testo e si allontana dalle sue esigenze drammatiche. I brani ripetono più o meno tutti la stessa struttura, basata su una progressiva intensificazione del tessuto sonoro, sostenuta a sua volta da semplici giri armonici in tonalità minore e da una melodia essenziale. Una formula che, ripetuta ad libitum non può che condurre, inesorabilmente, alla noia. Il languore è una sensazione molto esposta al rischio di sfociare nel patetismo.

1 Aprile 2009
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Mono

Hymn To The Immortal Wind

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