Recensioni

C'era una volta Marco "Morgan" Castoldi, uno che era passato con rara disinvoltura, almeno in questo Paese, dagli esperimenti sul pop-rock non troppo strettamente 80s, a quelli sul cantautorato italiano del passato e forse anche del futuro. Quel che rimane di una mente musicalmente brillante è un ultimo importante e bellissimo disco di inediti che risale a 5 anni fa, vale a dire all'estate del 2007 cui sono seguiti due Best of e, con questo Italian Songbook Vol.2, anche due dischi di cover. Dimentichiamoci di questa forma di prolungata e agonica morte artistica, come da contratto Sony, e lasciamo dunque campo libero a quello che sono, di fatto, questi 15 brani: 13 cover e 2 trascurabili inediti.
Tutto quel che succede in questo secondo volume del canzoniere italiano è un imbruttimento delirante e borderline della materia trattata, un imbruttimento essenziale, vale a dire delle proprietà originarie dei pezzi, distruzione insomma di quello che poteva essere, almeno in teoria, un gioco di sperimentazioni su una materia viva, checchè se ne dica, come quella dei classici della canzone italiana. Quel che si ascolta, invece, è un ammasso di suoni che di sperimentale hanno poco, che si divertono a sovrapporsi sghembi gli uni sugli altri, in un fiera di canti e controcanti, di piroette e giravolte in digitale che più che caleidoscopiche risultano fuorvianti, alienanti, distruttive di una forma canzone che, in ogni caso, andava di certo rispettata.
Più che minimal, il canzoniere italiano, si direbbe midimal, in un trionfo di suoni midi che se nel volume precedente rispettavano le regole del piano-bar delle Moby Dick dirette in Sardegna, qua prendono un'astronave per la luna. A che serve dire che i nomi snocciolati qua sono Endrigo, I Gufi, un De Simone raro e originariamente straziante e grandioso (Il gioco del cavallo a dondolo), uno dei più bei Modugno che si possano ascoltare? Nulla, probabilmente, perché delle origini resta poco. Una cosa però va detta, il Castoldi, quando fa o rifà musica, segue sempre sé stesso, se il volume uno era dunque la privazione dell'originalità, della scrittura e della sobrietà espressiva, qua siamo nel campo del delirante fluttuare. Confidiamo nell'avvenuto ritorno a Mescal e nel grandioso album di inediti che Morgan annuncia da tempo. "Ho visto le migliori menti della mia generazione…" ma si spera – ancora – di no.
Amazon
