Recensioni

6.7

Se il precedente The Death Defying Unicorn stabiliva nuovi confini per la grandeur tipica della band norvegese arrivando a una sintesi interessante tra hard-psichedelia e orchestrazioni classiche, Still Life With Eggplant ritorna a una “immediatezza” che suona un po’ come un contrappasso. Non fatevi ingannare dagli assoli sabbathiani di un’iniziale Hell, Part 1-3 specchietto per le allodole per i fan stregati nel 2010 dal buon Heavy Metal Fruit: i Motorpsycho di “Natura morta con melanzana” sono quelli di August (cover dei mai troppo celebratiLove), protesi verso certi umori “high”, legati ai soliti tributi prog, ma soprattutto interessati alla forma canzone. Quattro minuti e cinquantatré di durata, nel caso del brano citato, in cui i tipici fermenti chitarristici del gruppo diventano per una volta funzionali alla melodia (quasi in ottica “blues”, se ci passate l’azzardo) e non solo portato strutturale del suono.

The Afterglow arriva addirittura a toccare il “pop” col suo essere ballata rarefatta ed eterea con qualcosa deiRadiohead di Subterranean Homesick Alien nelle corde, mentre Barleycorn (Let It Come / Let It Be) – al fingerpicking Reine Fiske dei Dungen And The Amazing – è una riuscita sinergia di teatralità e psichedelia brumosa. Nel disco c’è spazio anche per l’immancabile suite psichedelica: i diciassette minuti di Ratcatcher incastonati tra una batteria instancabile e il suono spacey della sei corde ci ricordano che i Grateful Dead e la California Sixties più espansa rimangono un punto di riferimento irrinunciabile per la band.

Meno disciplinato e possente rispetto ai predecessori, Still Life With Eggplant tira un po’ il fiato faticando a replicare la personalità messa in mostra nel recente passato, senza tuttavia intaccare il buono stato di affiatamento degli ultimi i Motorpsycho. La prendiamo, comunque, come una buona notizia.

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