• mag
    28
    2013

Album

Warp Records

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Qualcuno dirà che i Mount Kimbie “si sono finalmente decisi a fare musica seria” e, al di là della scialba provocazione, un fondo di verità è rilevabile: Cold Spring Fault Less Youth si presenta, in effetti, come prova istantanea di maturità e salto (da Hotflush a Warp ma anche) di qualità.

Il tutto passa – oltre che per la prevedibile migrazione dalla “cameretta” allo studio professionale – da un aggiornamento stilistico tanto necessario quanto riuscito, che si lascia alle spalle un po’ tutti i ponti col mondo del (post-) dubstep, va ad abbracciare soluzioni prettamente downtempo (Home RecordingBlood And Form), si fa trovare pronto al ritorno della house (quindi dei 4/4) in terra inglese e – soprattutto – indugia sull’elettronica come Dominic Maker e Kai Campos l’hanno sempre voluta: suonata.

Piuttosto che i field recordings, a far da padroni sono questa volta sintetizzatori saturi e live drums; i pezzi mostrano tutti – novità! – una struttura propriamente detta, praticamente ordinata, perlopiù progressiva, occasionalmente addirittura club-ready. Va da sé, dunque, che della firma off-kilter (e in un certo senso intimista) che fece la fortuna di Crooks & Lovers (2010) restino soltanto vaghe tracce tra i livelli. Eppure risulta difficilissimo rimpiangere il passato e avanzare lamentele verso l’assunta posatezza: la versatilità del duo londinese, quella sì, è immutata e il disco – con la complicità di una palette strumentale espansa – trova tutto il dinamismo che gli serve variegando ulteriormente la proposta rispetto al predecessore.

Ci sono le (già viste) inflessioni ambient ed abstract, ma istituite anch’esse di spina dorsale percussiva (Fall Out) o lanciate in ascesa da tastierismi nordici (Break Well); c’è un amalgama di ritmica industrial con materia post-glo (Slow) e c’è un saluto a casa Actress (Sullen Ground); ci sono, di fatto, aperture hip-hop ma senza passare per featuring hip-hop (You Took Your Time e Meter, Pale, Tone, con King Krule) e quindi incasellate nelle fascinazioni per il macchinismo applicato al rock già rilevate sul debutto, le stesse che trovano il proprio apice organico nel paio di jam (So Many Times, So Many Ways e Lie Near) probabilmente composte in tour, probabilmente pensando ad un settaggio live allargato; c’è infine Made To Stray, la traccia killer che Dominic e Kai non hanno mai davvero avuto, concreta minaccia atomica al monopolio sui dancefloor perpetrato dai Disclosure.

A separare Cold Spring Fault Less Youth dal poter essere definito come punto d’arrivo restano qualche passaggio un pelo forzato e il tradito sviluppo orizzontale di alcuni episodi. In fondo non può che farci piacere: ci auguriamo di ascoltare, in futuro, altri cento di questi Mount Kimbie.

17 Maggio 2013
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