Recensioni

7.1

L’incrocio Ottanta Novanta – e il ritorno dell’ambient che porta con sé – non conosce la parola fine. Questo mese è la volta di un’altra vecchia conoscenza di Sentireascoltare. Lui è David Moufang, ovvero Move D, autore del classico Kunststoff di cui ci scordammo di parlare nello speciale del mese scorso Ambient Lifetracks. Rimediamo ora con immenso piacere grazie a un album nuovo di zecca in coppia con il fido Benjamin Brunn, che ci evita le retoriche sulla bontà e l’interesse del ritorno per lavoro che se riprende le fila proprio da quel disco del 1994, porta l’ascoltatore in un piano di primario interesse, dove la deep e l’anima soul balearica  dialogano che è una meraviglia.

In Songs From The Beehive la modernità filo-kraftwerkiana e il rush sensoriale dell’ecstacy sono trame calibrate al centesimo. C’è la squadra di D e il pennello di Brunn, i synth analogici e un discorso techno prima maniera analogico anch’esso, l’acid (Honey) e soprattutto il desiderio d’eternità. La cosa non stupisce per niente: le due anime del movimento primigenio, quella modernista (il sogno della Città dei Motori) e quella tutta bios dell’estasi (il sogno di Ibiza), erano gemellate proprio dall’annullamento del tempo. Tutto votato a un presente dove corpo e spazio si compenetrano e non c’è una tecnologia a complottare alle spalle. Tra le pieghe si comprende già come tutto sia sul filo di una dark side ed è proprio lì, ancora una volta, la magia di quest’album. D il modernista e Brunn lo psicologico-ambientale. La sintesi della cosa e questo significa che discretamente c’è tutto quel che ruotava attorno alla generation E- Deep, acid, House, dub, minimal, jazz e disco. Tutto il succo.  “I always get the feeling that I’m not fashionable at all” ha recentemente dichiarato David Moufang, uno mai sufficientemente osannato, un maestro ben oltre trend e mode. Songs From The Beehive è un piccolo grande instant classic.

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