• Mag
    06
    2016

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RCA

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Negli ultimi anni quanti progetti synth-pop, art-pop, tumblr-pop, qualsiasicosa-pop sono passati in cuffia nei loro fatidici quindici minuti di fama? Certamente tanti, probabilmente troppi. Internet, social, blog, hype & co possono inizialmente rendere la vita più facile, ma a conti fatti a sopravvivere leggermente più a lungo è sempre chi – per talento e/o furbizia – riesce a mettere in fila la giusta sequenza di note, un sound moderno ma non eccessivamente ricercato e il fatidico ritornello killer.

Tutte caratteristiche che rientrano senza ombra di dubbio all’interno del codice genetico delle MUNA, girl-band composta da Katie Gavin, Josette Maskin e Naomi McPherson. Le tre californiane non tentano di nascondersi dietro l’alone pseudo-alt di alcuni spiriti affini, proponendosi invece senza mezze misure come una fresca new entry all’interno del panorama mainstream pop: lungo l’EP Loudspeaker (due anni fa pubblicarono il primo e più acerbo EP, More Perfect) a rimanere maggiormente impresse non sono soluzioni strumentali particolarmente interessanti, quanto invece la facilità con cui le melodie ricamate da Katie Gavin riescono a farsi largo tra le sinapsi. Il modo di cantare di Katie è certamente influenzato dalle modulazioni di Imogen Heap e dalle melodie spezzate di scuola Caroline Polachek (Chairlift e Ramona Lisa), ma se un certo recupero degli anni Ottanta è un altro filo conduttore che lega le MUNA ai Chairlift, le californiane ne accentuano il lato pop, dando alla luce un quattro tracce che in primis assume le sembianze di un contenitore di possibili hit single. In questo senso spicca la title track, un brano talmente catchy da essere spendibile per qualche spot TV-tormentone.

Gli altri tre episodi (So Special, Winterbreak e Promise), pur non sfoggiando la medesima immediatezza, non sfigurerebbero in nessun palinsesto radiofonico generalista. Tra rimandi Ottanta e Novanta è possibile scorgere alcuni riferimenti più o meno concreti, ma comunque attuali: dall’esuberanza tipicamente americana delle Haim all’unione tra i riff white-funk di chitarra e i rullanti di batteria belli accentuati targati The 1975. «Our only requirement for what MUNA makes is that we all really like it. In this day and age there are no rules and you don’t have to stick to any genre», ammette Katie Gavin in una intervista a Stereogum, durante la quale Naomi McPherson ribadisce «We describe ourselves as punks or rebellious spirits making pop music». Descrizioni che tendono a dipingere come assolutamente eterogeneo un prodotto che, pur essendo cross-target, in realtà rimane ben limitato all’interno di contesti synth-pop a presa rapida.

Non siamo davanti a una band destinata a cambiare le sorti dell’evoluzione musicale, eppure, considerata la giovane età (sono poco più che ventenni) e il carisma naturale di Katie Gavin, c’è da scommettere che torneremo a parlare di loro, sperando che non facciano la fine dei MS MR o di progetti dai simili destini effimeri.

13 Maggio 2016
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