• Mar
    23
    2013

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Boring Machines

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“C’era una volta una bambina… e ogni bambino che muore è come se morisse l’ultimo fiore del mondo…”, sono le parole dell’incredibile George Hilton con baffetti di Mio Caro Assassino, giallo doc firmato dallo specialista di western Tonino Valerii. La lapidaria sentenza con cui il commissario di polizia smaschera l’assassino nel film del 1972 ha l’umore opprimente della fine che cancella, di morte degli ultimi, quelli che non tornano. Un po’ lo stesso umore definitivo che si respira tra le corde della chitarra di The Electric Dragon Of Venus dello specialista in spleen esistenziale Stefano Santabarbara.

Secondo disco in sette anni, quindi composto da materiale meditato a lungo, da cui probabilmente arriva l’intensità monocromatica delle dieci tracce e che eleva i bozzetti folk dell’esordio Clinical Shyness verso qualcosa di più denso del fingerpicking di uno che suona la chitarra da solo in una stanza. Il trademark è lo stesso, ma dopotutto la formula è la più classica di sempre. Voce e chitarra e rumori di fondo sono in apparenza le armi più semplici da usare, ma anche quelle che ti scoppiano in mano se non le sai maneggiare. Il pregio di My Dear Killer è quello di non provare nemmeno per un attimo a rifare Pink Moon, come pure si ciancia in giro, perché gli interessa l’atmosfera, l’umore, la sensazione di insieme anche se in almeno un paio di casi va vicinissimo a fare due classici con Due e Nighttime.

Di contro, il suo è folk in cui gli elementi di corredo (voci campionate, feedback, rumori dell’ambiente) non sono accessori, ma servono a calarti nella scenografie piovigginose immaginate da The Electric Dragon of Venus pt.1 e Good Night; con il carrillon che introduce la ruvida veste di feedback che lacera Mild Eyes e le campane in lontananza che danno il tono a Frozen Lakes. Poi per carità, si trattasse solo di trovate da mixer senza la sostanza delle canzoni tutta la costruzione cadrebbe, ma i brani ci sono e reggono l’insieme. Uno per tutti lo struggente Magnetic Storm, che dimostra come il ragazzo sia uscito dalla cameretta post rock di fine anni ’90 per rinchiudersi in un bar, nell’angolo in fondo, a meditare sulle umane miserie.

10 Marzo 2013
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