Recensioni

Senso del ritmo, chitarre aggressive e krauta ossessività circolare e limitrofa al dance-hall alternativo. Questa la proposta dei 3 australiani My Disco, band non di primo pelo, visto che sono al terzo album, si avvalgono della produzione di mister Steve Albini e per questo Little Joy si è scomodata addirittura la Temporary Residence.
I fratelli Liam e Benjamin Andrews (rispettivamente a basso/voce e chitarra) insieme a Rohan Rebeiro (batteria) danno vita ad un math-rock piuttosto eclettico e viziato da una ossessione per il motorik krauto virato dance che trova la sua quadratura nei momento più espansi e reiterati. Young, (8 e passa minuti di cassa e basso inarrestabili, da sfasamento cerebrale simil-techno), il tour de force di Rivers (chitarre taglienti e affilate su un acidissimo tappeto ritmico), o, per i momenti meno dilatati ma ugualmente centrati, la conclusiva A Turreted Berg, sono esempi ben calibrati di un suono groovey e corposo che mantiene in nuce l’idea aggressiva del rock e la mixa con quella ritmica tipica del dance-hall.
È il batterista Rebeiro il vero perno del trio: metronomico e mobile, innesta spesso sensazioni altre al canone di genere finendo con l’inventare ibridi apparente astrusi ma perfettamente funzionanti come in Turn, un esotico procedere math-rock mutato samba che sembra uscito da una session degli Shipping News nel mezzo del carnevale di Rio. Per gli amanti della reiterazione e dei ritmi ossessivi, una vera e propria little joy.
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