Recensioni

A due anni dal fortunato Twenty One, prodotto dal dj e producer Erol Alkan (Long Blondes, Klaxons) e curato in studio dal mitologico Nick Launay (dai P.i.L. agli INXS passando per Supergrass e Gang Of Four), i lanciatissimi Mystery Jets hanno fatto le mosse di rito.
Dalla indie di culto 679 Recordings, che ha dato riparo ai Futureheads, Streets, Annie e Plan B, si sono accasati presso la storica Rough Trade, etichetta che garantirà una distribuzione e booking capillare nonché il pass obbligatorio ai più prestigiosi festival inglesi; poi hanno affidato la produzione del loro terzo parto, Serotonin, a uno dei più prestigiosi e longevi produttori inglesi, Chris Thomas (Sex Pistols, Beatles, Pink Floyd giusto per dirne tre). Tirate le conclusioni e il gioco è fatto.
Soltanto un paio d’anni fa il quartetto (con membro aggiunto in studio) dichiarava alla stampa i propri desideri di conquistare il mondo attraverso le solite dichiarazioni da ragazzetti e sulla scorta di Twenty One, un album perfetto per i club ma incapace di catturare l'attenzione della folla. Ed era stata l'Inghilterra ad averli voluti così, curiosa com'era d'indagare nelle stanzette di questi nuovi giovani che non stava vedendo né capendo (ma avrebbe fatto di tutto pur di sentirli parenti di Beatles, Blur e Radiohead).
Serotonin è una risposta decisa: un disco di grande pop che al rock (Police, U2) chiede aiuto per reggere l’infrastruttura live. Due track dinamiche come Show Me The Light e Lady Grey sono già pronte per il sing-a-long a Reading, una Lorna Doone in coda, è già la ballad da accendino da mettere alla fine dei concerti, il resto ben oltre le mode di quartiere nu rave e angular. C'è del wave folk amplificato e chiesarolo Canadese (Alice Springs) senza dimenticare il glorioso passato UK (Flash A Hungry Smile è una filastrocca glam al sapor di Beatles), che non scontenta neppure gli indie fan della prima ora (The Girl Is Gone e Serotonin, tra pop eighties e ritornelli dandy malinconici, parlano dell’indie folk con il quale sono cresciuti), contenendo infine il lato radiofonico (Dreaming Of Another World).
La quadratura è quasi ovvia eppure a mancare è forse l’effetto magia di certe canzoni d'altri tempi. Altrimenti perché oggigiorno sarebbero tutti così fissati per l’imperfetto pop degli Ottanta?
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