Recensioni

In pochi sono riusciti nell’impresa di raggiungere, con un solo disco, lo stato di icona hip hop ed averlo mantenuto intatto per venti anni. Nas c’è riuscito istantaneamente nel 1994 con Illmatic e, parlole sue, nei novanta c’è letteralmente rimasto intrappolato.
La produzione parla chiaro: seppur con qualche passo falso, la carriera discografica di Nasir Jones è un monolite di riferimento ‘90s per tutto l’hip hop moderno, ed è arrivata ad un punto tale che va celebrata. Il rapper newyorkese decide quindi di farlo proprio con questo Life Is Good, che rappresenta un convincente ritorno di forma rispetto all’ultimo paio di release non troppo esaltanti, mantenendo il tiro old school ma lasciandosi occasionalmente la libertà di rimescolare le carte in tavola.
Life Is Good è, a conti fatti, il disco più solido dai tempi della firma con la Def Jam e di Hip Hop Is Dead (2006), dimostrando come Nas non abbia per nulla perso lo smalto in fatto di wordplay, tecnica e storytelling. I testi scorrono ancora solidi ed imperterriti come treni, numeri che ricordano da vicino i fortunati esordi. Il beat celebratorio dell’opener No Introduction setta i toni del disco, caldi e avvolgenti, mentre pezzi come Loco-Motive e Back When toccano il tasto nostalgico e mostrano l’abilità intatta di Nas di dipingere landscape urbani sofisticati e ricchi.
Quello che affigge il disco, d’altro canto, ma anche la carriera di Nas in generale, è la scelta degli strumentali. Questi infatti non sempre si rivelano all’altezza della situazione e spesso finiscono per soffocare il filo narrativo. Ok la produzione filo-conservatrice (No I.D. su tutti), ma in alcuni episodi sembra davvero di rivivere i nefasti anni a cavallo dei duemila, quando l’hip hop aveva virato completamente verso il mainstream più becero. Ovvio, certi livelli non si raggiungono mai, ma la collaborazione con Mary J. Blige, ad esempio, oppure il dimenticabile episodio in compagnia di Rick Ross, Accident Murderers, fanno decisamente fatica a suonare freschi nel 2012.
Eppure lo sguardo in avanti in manca, quella The Don fragorosa che confonde ma soprattutto accende gli animi, il tipico singolo che difficilmente viene dimenticato nelle playlist dei dj. “Life Is Good” è il mantra celebratorio ripetuto continuamente da Nas, anche e soprattutto quando il brano si chiama Cherry Wine ed è cantato insieme ad Amy Winehouse, pezzo che mostra il lato inedito di un disco sicuramente ricco e generoso.
Per i puristi di Nas, questa è sicuramente un’uscita molto convincente, che forse poteva ambire a qualcosa di più se ci si fosse presi qualche rischio in fase di produzione.
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