Recensioni

7.8

Un ragazzo proveniente dalle campagne di Norfolk a scompaginare le carte, a stupire per freschezza e consapevolezza degli idiomi. Vent’anni come tanti nel brulicante panorama odierno affamato di chitarre e macchine di ieri e di oggi, eppure anomalia spazio temporale nell’oceano della musica invisibile.

Nathan Fake, alterità aliena e candore extracorporeo, è il miglior sunto possibile tra Aphex Twin, i Boards Of Canada di warpiana memoria e lo shoegazing che si è fatto Radio Dept. Il risultato è la crema gelato più soffice e gustosa che si possa immaginare, buona al punto da picchiare in fronte.

Drowning In A Sea Of Love è la poesia dei colori che colano dalla tela, la sognante consapevolezza dell’abbandono tra epica e acida sospensione: come il sogno di Badalamenti nel piano sequenza di David Lynch (Bumblechord), l’epica Sigur Rós messa nel taschino e uscita dalla manica (You Are Here), la nostalgia AIR spedita in aria e sparita all’orizzonte (The Sky Was Pink), l’estetica Dntel unita allo zen (ancora You Are Here), la corsa dei Mogwai (Superpositions) nel prato islandese dei Mùm (Long Sunny)… perché è una questione di lenti, del punto dell’osservazione, del gusto per le miniature.

Un esordio che ammalia dicendo tutto il noto con il giusto ignoto, per il continuo oscillare tra un’elettronica che si pensa indie e un indie che si vuole elettronica, per la varietà delle trame, ognuna con la propria anima e i propri effetti, per l’abilità di giocare in economia ottenendo il massimo risultato emotivo, per la creazione di un mondo nuovo, un pic-nic di gala pieno di ninfe in tutù e lieti angioletti svolazzanti su ali di pizzo bianco.

Una calligrafia già riconoscibile per un Selected Ambient Works I del nuovo millennio.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette