Recensioni
New Order
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New Order
Power, Corruption & Lies
Low-Life
Brotherhood
Technique
Movement
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sentireascoltare
- 3 Febbraio 2009





Il tutto ebbe inizio al numero 77 di Burton Street a Macclesfield il 18 maggio 1980, l’indirizzo dell’abitazione di Ian Curtis e il giorno del suo suicidio. I quattro Joy Division avevano già deciso che se qualcuno avesse lasciato il gruppo per qualsiasi motivo, i restanti avrebbero continuato con un altro nome. E sempre restando fedeli al loro “senso naif della storia” (anche questo nome venne ricondotto dai critici del tempo all’utilizzo che Hitler ne fece nel suo “Mein Kampf”, cosa che avvenne anche per il nome Joy Division sempre inserito nei fatti perpetrati dai nazisti) assunsero il nome New Order. Da qui in poi un dipanarsi temporale unico che portò la band di Manchester ad una rinascita personale e commerciale, che avrebbe fatto perdere loro la stima dei fan della prima ora per acquisire il seguito di larghe fasce di persone in tutto il mondo e che ha consegnato agli anni ’80 alcune delle migliori contaminazioni fra musica di ispirazione pop e (quelle) nuove frontiere dance. In vista della pubblicazione delle ristampe dei primi cinque dischi, forniamo una panoramica sulla prima parte –quella criticamente migliore – della loro carriera ormai trentennale.
Siamo alla fine del 1981. Movement come la migliore elaborazione del lutto possibile. E infatti le trame tribaloidi del fu singolo Atmosphere dei Joy Division, accompagnamento definitivo del feretro di Ian, diventano il leitmotiv per entrare nei chiaroscuri di questo primo disco ad egida New Order. Sentori dark per un’introspezione opprimente e scomoda, dove a sgambettare sono gli spettri di Closer a braccetto con un più oculato utilizzo dei synth, ma con il tremendo errore di un Bernard Sumner – ora leader – che tenta di scimmiottare la voce – quella voce – di Ian invano, suscitando mancanza di personalità. C’è ancora il post punk che talvolta diventa arresa inconsistenza (Dreams Never End), primordiale sincronizzazione di synth e chitarra (Chosen Time) o sfogo da rigettare in decibel di frustrazione (la coda di The Him), ma c’è soprattutto tutta un’estetica dark, ovviamente desolata e nichilista (la marcia per organo e percussioni di Denial, i beats elettronici e il basso sottopelle di Truth). Il tutto per un primo passo che sa di sguardo malinconico indietro, che paga dazio all’ombra lunga del poeta maledetto e alle sue ultime atmosfere. La ristampa ridimensiona il voto aggiungendo un mezzo punto in più alla luce principalmente della ballata post punk per eccellenza, quella Ceremony (primo singolo) di bellezza sopraffina e grazie alle prime avvisaglie “dancey” di Everything’s Gone Green e di quella Temptation che traghetta i nostri in quello che verrà dopo ossia negli umori dancefloor, cifra stilistica imprescindibile del dopo 1982. (6.8/10)
Prima di tutto in Power, Corruption And Lies Sumner prende coscienza della propria vocalità e per la prima volta inonda le vibrazioni che fuoriescono dalle casse con il suo timbro post-adolescenziale tendente all’etereo. In secondo luogo la mutazione avvenuta con Temptation diventa fonte di ispirazione su cui costruire numeri di brioso dance/synth-pop (The Village, Ecstasy, 586), malinconiche canzoni da spiaggia a fine estate (Leave Me Alone), meravigliose derive di synth e sequencer in media battuta che marchieranno a fuoco tutti gli ’80 (Your Silent Face, Ultraviolence) e non fosse altro (grazie al secondo cd) per traghettarci in quel manifesto di prima “dance grandeur” che è Blue Monday. Altre chicche risiedono nella ballad languida in chiave synth-pop di Thieves Like Us e nei beat quadrati della poliedrica Confusion. (8.0/10)
Low-Life è l’esternazione completa e matura del senso pop che il gruppo si porterà dietro fino agli ultimi dischi e soprattutto l’episodio riassuntivo e la quadratura di un cerchio electro-pop che sarà cannibalizzato e depredato largamente dalla dance da classifica tutta fino ai primi ’90. The Perfect Kiss è lì a dimostrarlo in tutta la sua fulgida grandiosità: il basso di Hooky come centro attrattivo e un tripudio di synth e chitarre a divagare melodia su beat che sono storia. Love Vigilantes che è canovaccio pop su cui plasmare mille epigoni, Sub-Culture che ha dato un perché al suono dei Pet Shop Boys (e di tanti altri) e This Time Of Night che è bignami di tutto “quel” tipico romanticismo mitteleuropeo. A impreziosire la presenza di versioni “lunghe” e remix dei singoli e una Shame Of The Nation, prima mattonella sulla costruzione del successivo singolo State Of The Nation. (8.2/10)
Brotherhood è stato il Republic degli anni ’80, ossia i New Order che fanno con un filo di gas quello dove sono diventati più “automatizzati”, cioè la loro dimensione più pop e – se vogliamo – commerciale. Non che questo abbia partorito un album brutto, perché esempi come Weirdo, Paradise e Way Of Lifeveleggiano tutti sopra la sufficienza per via del loro appeal profumatamente catchy, ma è nella malinconia romantica di Angel Dust e nello “strike out” di Bizarre Love Triangle (altro esempio cardine di NewOrder-ismo) che sono ravvisabili le componenti interessanti di un lavoro che si siede sugli allori, compiacendosi. Alza di parecchio il giudizio il secondo cd che contiene l’indispensabile State Of The Nation, un piacevole remix (abbastanza fedele all’originale) del “powerseller” True Faith, il delizioso mid-tempo di Touched By The Hand Of God e il nuovo mix (velocizzato e pericolosamente iperfarcito) di Blue Monday. (7.0/10)
Gli ultimi New Order degli anni ’80 sono quelli che hanno deciso di radunarsi nel 1988 a Ibiza per registrare il loro nuovo disco e che ci hanno buttato dentro tutta l’atmosfeta esta(sia)tica della fatidica “summer of love”. Beat prorompenti e basi quasi techno per un profluvio di sequenze da dancefloor che fanno di Fine Time, Round & Round e Vanishing Point un culmine dance che non tornerà mai più così limpido. A braccetto con la loro vena pista-orientata c’è la dimensione pop che riscopre la brillantezza di Low-Life in All The Way, nella circolarità perfetta di Dream Attack e nell’electro-pop sopraffino di Mr. Disco. Il già ottimo Tecnique originale è infarcito nel secondo disco del buon singolo Run 2, da un remix di World In Motion e dalle versioni in 12 pollicidei singoli estratti dal disco. (7.8/10)
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