• mag
    01
    2012

Album

Kandinsky

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Una stanza, una chitarra elettrica e un basso sul pavimento, tre poster che raffigurano i componenti del gruppo (due guardano alla propria destra, uno ha gli occhi chiusi): si presenta così, la copertina di Legàmi di luce, il primo album dei bresciani Newdress. Ma come, niente tastiere? Niente paura, forse è solo per ribadire che non siamo di fronte a una tribute band dei Depeche Mode (New Dress è un brano di Black Celebration…) ma a un’opera compatta, robusta, coerente, che sa guardarsi indietro e avanti con intelligenza, con i propri punti fissi nella new wave degli anni ’80, nel rock (anche italiano) del decennio successivo e in certo indie rock dei Duemila di origine anglosassone o statunitense.

Come hanno dimostrato in più di trent’anni i dischi di Garbo, dei Bluvertigo, dei Soerba e dei Luciferme (ma anche i torinesi Dr. Livingstone e i Links di Pioggia di polvere), ciclicamente il nostro Paese si infatua delle sonorità electro-rock d’oltremanica, eppure i Newdress – Stefano Marzoli alla voce, ai synth e al basso, Giordano Vianello alla batteria e Andrea Mambretti alle chitarre – riescono a percorrere lo stesso cammino distinguendosi dalla massa. Spesso il synth-pop e il rock faticano a scendere a compromessi, nelle mani sbagliate formano strati separati come fossero acqua e olio ma qui, senza bisogno di esperimenti di laboratorio, i due elementi si intendono e si amalgamano creando, in simbiosi, il vestito adatto per canzoni ben scritte, che vivono non solo in funzione degli arrangiamenti, mai eccessivi e sempre dal respiro internazionale. C’è un senso d’urgenza nello stile vocale di Stefano, epico come Midge Ure pur senza strafare ed espressivo come il Renga dei Timoria (senza l’oversinging); lo spleen non rinchiude i testi negli stereotipi e, soprattutto, fa intravedere sempre che c’è una luce in fondo al tunnel. I suoni sono equilibrati, naturali (l’intero disco è stato registrato in analogico), ordinati, senza che nessuno nella scena sonora si senta escluso o finisca in un angolo.

Si vola ad altezza White Lies in episodi come Ad occhi chiusi, Assorta e Cambiamenti d’aspetto, si rievocano i Cure di A Strange Day nel brillante singolo Bisogna passare il tempo – inciso con l’ex Bluvertigo Andy, qui al sax, e Lele Battista dei La Sintesi – che trae ispirazione dal poeta Jacques Prévert e quelli di Friday I’m In Love in Colore di fiamma. Ci sono i Depeche Mode (potevano forse non esserci?) di Construction Time Again che si affacciano in Dissolve, gli Editors in Splendi e la danzereccia Orizzonti fa immaginare, con un certo rammarico, come sarebbe stata perfetta una collaborazione tra i tre ed Enrico Ruggeri per Le canzoni ai testimoni dell’ex-Decibel – la rilettura di un brano come Qualcosa (per prenderti il cuore) sarebbe stata di certo nelle loro corde. Ma tra gli amori del gruppo ci sono (e si sentono) anche gli Psychedelic Furs – dei quali hanno ripreso Sister Europe per il nuovo EP Vernale, che contiene anche l’inedito In questo inverno -, filtrati e aggiornati quanto basta.

Legàmi di luce dimostra che, mescolando le carte, si può attingere dalle altre culture senza perdere la bussola e peccare di provincialismo. Un disco “bello e con l’anima”, privo di pacchiani effetti speciali. Una nuova speranza e una boccata d’aria fresca per il panorama italiano.

1 aprile 2013
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