• Gen
    01
    2011

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Circus Company

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Nicolas Jaar è stato oggetto di potenti riflettori fin dall’inizio della sua breve e giovanissima carriera. Non solo lui, a dire il vero. La label alla quale è affiliato, la Wolf + Lamb, ha ricevuto pari se non maggiori attenzioni corso degli ultimi due anni.

Questione di sinergie (un locale diventato culto, Marcy Hotel, padrini d’eccezione – Seth Troxler) ma anche delle giuste spezie che fanno della crew il centro nevralgico dell’house newyorchese più fresca del momento. E dei numeri giusti a fare del boy il caso nel caso, un culto dentro il culto fatto di età giovanissima e stile che respira le più svariate culture musicali, in particolare la musica latina (via Villalobos, primo amore giovanile), i piani preparati di Cage e la pre-ambient di Satie.

Nel 2008, il ragazzo allora diciassettenne presenta una traccia, The Student EP, ai rampanti dj/producer Zev Eisenberg e Gadi Mizrahi. Questi ne rimangono affascinati. Non era dance ma neppure non-dance. Una base perfetta per alcuni remix prontamente affidati a Seth Troxler e Kasper. Jaar sembra già il nuovo Aphex Twin dell’house, o meglio, visto il piano e l'house che lo lega ai producer, un cugino di Francesco Tristano; meglio ancora, l’amico americano di quel James Blake con il quale condivide un altro aspetto fondamentale, la decolorazione dei tessuti neri, il soul e l’errebì. Nicolas è arty tanto quanto il non molto più vecchio britannico ma il suo è un taglio post-house e pertanto nell’eppì Time For Us del 2009 (Wolf+Lamb sempre) spuntano voci da annali house à la Dj Sprinkles e quel tocco latino che fa tanto Ibiza quanto Santiago. In altri mix accadono invece, folgoranti innesti jazz (ama Mulatu Astatke), sensualità tanghere, sezioni afro e un battito che si assesta al massimo sui 100 bpm.

I punti cardinali attorno al primo long playing sono tracciati. Space Is Only Noise è un prodotto ancora più rarefatto che reinventa i Thievery Corporation ricollocandoli in una tela d’orologi molli (field recording di vita quotidiana, sample a-ritmici, ancora il piano), un terreno nu ambient decisamente maturato rispetto agli esperimenti del ’92 al cui sci-fi si sostituisce la cultura world, e uno sguardo globale legato comunque al celeste (Colomb). Down tempo parola chiave dunque ma senza erbe e cioccolati (Ninja Tune), un gioco adult piuttosto, tra vocoder evoluti (ancora James Blake) e arrangiamenti senza frontiere tra elettronico e suonato, solipsismi e chamber music (Sunflower, la eastern musica da camera di To Many Kids Finding Rain In The Dust).

Il lato USA di quel post-dubstep britannico che da qualche tempo a questa parte vede la luce. Un lavoro che ristabilisce il dialogo tra bianchi e neri e tecnologia a livelli creativi eccellenti.

24 Gennaio 2011
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