Recensioni

Lo sappiamo, per chi fa musica crescere è proprio un bel casino. La faccenda si complica ulteriormente se i primissimi passi sembrano far trasparire qualcosa di – se non proprio nuovissimo – quantomeno qualitativamente interessante o rilevante. Prendete Colored Emotions, l’esordio risalente a quattro anni fa del duo di Minneapolis formato da John Pelant e Micky Alfano, Night Moves, un disco che ci aveva fatto ben sperare presagendo interessanti qualità strumentali e un certo gusto nel tenere insieme un contemporaneo sapore melodico e i capisaldi del rock seventies. Per il loro secondo lavoro in studio i due decidono di ampliare ulteriormente lo spettro sonoro ancorando il folk pop-rock dalle venature indie alle suggestioni e agli scenari più vari, tanto che si passa da momenti più cinematici a melodie radio friendly squisitamente pop con una facilità estrema.
A metà strada tra un trip psych-rock con i Tame Impala e i mood wave più emozionali degli Editors, con uno zaino sulle spalle pieno zeppo dei capisaldi del rock d’oltreoceano, Pennied Days poco aggiunge a quell’interessante esordio e ove possibile sembra fare un leggero passo indietro, ubriaco com’è di riferimenti, vezzi, fascinazioni e influenze. Si parte dalle latitudini più espressamente psichedeliche di Carl Sagan e Denise, Don’t Wanna See You Cry, per poi sterzare violentemente verso una ballata folk-rock come Leave Your Light On. Si prosegue con il songwriting acustico di Kind Luck e le stesse infatuazioni soft-rock di Kurt Vile in Staurolite Stroll e Alabama, prima di chiudere con i suoni dilatati e malinconici di Only To Live In Your Memories.
Se quei primi passi insomma sembravano aver messo sul piatto qualcosa di promettente e incoraggiante, Pennied Days appare come un disco di transizione, utile ai due per guardarsi intorno ribadendo determinate abilità ma evidenziando anche un po’ troppa confusione.
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