• Nov
    19
    2013

Album

Erased Tapes

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Nils Frahm – classe 1982 – è un bravo performer dei giorni nostri, e per tutti. È ben posizionato, ossia conosce benissimo l’arte del posizionamento, così come ce la insegna il marketing. C’è un buco e lo riempio con il mio carattere. Chi arriva dopo, somiglierà a me, cioè a chi ha coperto per prima il buco.

Il mondo dei pianisti – o dei compositori mainstream per pianoforte – è nutrito, e sembra che il discorso appena avviato sia palesemente falso. Eppure Nils non è solo un pianista: è abbastanza giovane ma non troppo e piacente (anche di quelli ne abbiamo un po’); è tedesco ma sensibile; esegue i propri brani e ci fa entrare tutti in uno spleen pret-a-porter, come i Pink Floyd definiti da Julian Cope in apertura di Krautrocksampler come “mantra da soggiorno”; e però mette un pizzico di novità: l’elettronica, i loop, la porta di ingresso alla musica contemporanea senza che necessariamente debba essere “colta”.

Il posizionamento funziona ancora meglio dal vivo. Da cui, questo Spaces è perfetto per comprendere la strategia e lasciarsi andare alla tavola imbandita da Frahm. La dimensione dal vivo di Spaces è un effetto di senso, ossia potrebbe non esserlo ma grazie al pubblico (che si sente spellarsi le mani alla fine dei brani) aggiunge coinvolgimento al coinvolgimento. Ci dà un prezioso accesso al momento irripetibile e romantico del concerto.

Brani come Says tengono il crescendo emozionale, che è un invito per l’ascoltatore a farsi trascinare. Non c’è nulla da capire, niente da mettere in discussione. La manipolazione di loop e la ripetizione di temi, l’insistenza sui tasti, sono solo superficialmente minimalisti. Il minimalismo (almeno quello più vicino a Terry Riley) infatti non fa sentire la “battuta”. Il loop è spesso un momento avventuroso, raramente  ripetizione emozionale. In composizioni anche avvincenti (Hammers) ci troviamo comunque a contare: uno, due, tre e quattro. Meglio invece Improvisation for Coughs and a Cell Phone, titolo che nulla dice del contenuto, in realtà una composizione per pianoforte solo, di estrazione più jazzistica che classica. Diretta e onesta.

Resta una domanda: è possibile che la musica classica e contemporanea per essere mainstream debbano essere accessibili da un punto di vista solo emozionale? Non ci sono altri canali? Diciamo così: se anche esiste una via alternativa – formativa, diciamo, oppure creativamente laterale – di rapporto con un pubblico ampio, non è certo quella percorsa da Nils Frahm.

8 Gennaio 2014
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