Recensioni

Ghost I-IV volendolo trasformare in compact disc ne occupa quattro, The Slip,
ovvero il nuovo album targato NIN, si limita invece a un minutaggio di
43 minuti. In totale, nell’arco di due mesi, sono disponibili 200
minuti di nuova musica dell’uomo di Downward Spiraltotalmente gratuita e noi, nel mentre li ascoltiamo, apprendiamo da una
press volante che pure gli Autechre, a breve distanza da Quartistice,
pubblicheranno un album digitale d’inediti. Apparentemente sembrano
politiche nuove, in verità puzzano tanto di aggiornamento del concetto
di b-side. Nel caso di Reznor però non è il caso di far gli
scribacchini del cazzo: l’uomo, alle prese con un personale Selected Ambient Works aphexiano,
e un album bello sporco e diretto, esce vincitore innanzitutto perché
il quadruplo supera abbondantemente i cortocircuiti delle prove
tech-pop ufficiali (ultra chic ma banalmente melodiche), in secondo
luogo perché è innegabile che un po’ di rozzura giovi non poco ai NIN
ultra noise-laptop di The Slip. Rimane
quest’idea d’insieme tipo cassettine che tempo fa si compilavano per
gli amici meno accaniti e che il massimo sarebbe una sintesi (Ghost non è The Fragile e The Slip non è proprio Downward Spiral)
ma tant’è: Reznor è un artista che non si è mai deciso a crescere fino
in fondo (ascoltatevi i recenti declami anti major su Youtube). Da
sempre tra i pro l’immediatezza tutta americana per le cose sensibili.
Contro: le banalità che non ti aspetti dietro a un muro d’effetti
speciali. (7.2/10) comunque a Ghost e (6.0/10) a The Slip(prescindibile). Infine, se dovessimo valutare Trent stesso, senza
sparar voti, parleremo senza dubbio di una nuova giovinezza per lui.
Che l’abbia cercata a tutti i costi per una volta non ci importa.
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