Recensioni
Roots Manuva
Ninja Tune: 20 Years of Beats & Pieces
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Marco Braggion
- 1 Settembre 2010

Alle volte è necessaria la pompa magna. Non autocelebrativa, ma costruita sul rispetto e sulla dedizione. Per celebrare i 20 anni della Ninja Tune, come già ampiamente pubblicizzato sul sito e sul settimanale servizio di free downloading che l’etichetta ha iniziato a postare da qualche mese a questa parte, i guru del british hip-hop hanno confezionato un cofanetto storico che ricalca le orme del moloch Warp dello scorso anno. Un mostro di 6 CD, altrettanti singoli 7 pollici in vinile, poster, adesivi e gadget per gli amanti dell’etichetta e per chi non sa stare indifferente di fronte ad un progetto che riesce ad andare avanti con fortune alterne ma con immutato impegno da due decadi.
Quello che abbiamo a disposizione per la recensione sono i primi 4 CD della raccolta: 56 succulente tracce che ovviamente non possono esaurire il catalogo di oltre 200 titoli della label, ma che ci danno un’idea dell’influenza che il sogno dei Coldcut (partito nel 1988 con il programma Solid Steel sulle frequenze pirata di Kiss FM) ha avuto sul panorama musicale internazionale dell’elettronica, del soul, dell’hip-hop, del dubstep e del misto che oggi chiamiamo wonky.
Impossibile descrivere tutti gli artisti che hanno inciso per la Ninja. Per i non addetti va detto che il percorso musicale è partito con un miscuglio di visioni dei maestri del cut up video-hop Coldcut, con rilassamenti chill-out per stati di allucinazioni avanzati e con turntablizm spinto da affaires vinilici solo per DJ. L’avventura si è poi addentrata nel mesh ante litteram con le proposte di Amon Tobin (più vicino al d’n’b) e di Funky Porcini (più dentro al dub chill-out). Oggi la proposta dell’etichetta non può che essere influenzata dal suono wonky, dalle contaminazioni con il soul e dalla classica base hip hop di sempre.
Addentriamoci comunque in modo selettivo e imparziale nel roaster inserito in questi 4 dischi: i nomi che colpiscono esprimono la classe storica di gente del calibro di Coldcut (il dub di Man In A Garage), The Bug (nella versione del classico di Marley Catch A Fire e remixato dagli Autechre nel ragga spettrale doom di Skeng), Amon Tobin, DJ Vadim, Anti-Pop Consortium remixati da Four Tet, Mr Scruff e Roots Manuva, la freschezza dei nuovi campioni Zomby (The Forest estasi di synth a 8 bit), Dorian Concept (la techno ambient carica di idee aphextwiniane di Her Tears Taste Like Pears), Yppah (acusticismi in salsa Kings Of Convenience in Never Mess With Sunday), e per concludere le nuovissime leve del nu-soul di Andreya Triana e dell’electro mesh di Dark Sky.
Un botto sicuro per le anime che viaggiano sui binari dell’eclectronica, sia questa radicata nella tradizione del turntablizm, che in escapismi più angelici (vedi le proposte di Jaga Jazzist o del Floating Point Ensemble), il box sottolinea la capacità dei capocchia di sapersi rinnovare anticipando i tempi e restando comunque fedeli a una linea di autoproduzione che ha coniato un marchio imprescindibile. Che dire? Imprescindibile per i fan e consigliato a tutti gli altri. Facciamoci questo regalo. E soffiamo le candeline con i ragazzi. Happy birthday Ninja!
PS: Nel box sarà presente anche un libro in hardback di Stevie Chick intitolato Ninja Tune: 20 Years of Beats & Pieces. Edito da Black Dog, includerà interviste e retroscena dal mondo del guerriero che lancia i vinili al posto delle stellette.
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