Recensioni

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La Machete batte un colpo e con questo disco piazza un titolo tra i candidati a disco hip hop italiano dell’anno. No Comment di Nitro, che se anche sfoggia un flow e una matura sicurezza da veterano resta comunque un classe ’93, è minimale, scarno e asciugato sin da titolo e dalla cover. Il contrappasso al minimalismo concettuale di facciata è però un’urgenza espressiva palpabile, tradotta in un fiume di parole sbraitate a ritmo serratissimo (tanto da non includere i testi nel libretto del disco perché «troppo lunghi»).

Diventa allora evidente come il less is more grafico sia il veicolo di un riduzionismo che piuttosto che togliere contenuti, scava per grattare la patina epidermica e caccia la testa sotto la superficie. La sincerità nel regno delle apparenze sembra essere il primo e più impellente focus di Nitro. Nel momento dei like e dei follower, della trap e delle mode, lui sembra voler spingere nella direzione opposta: non rigettando la promozione tramite gli stessi canali (sarebbe abbastanza ingenuo ed utopistico), quanto cogliendo e denunziandone la vacuità.

La produzione regala una palette coesa ma capace di offrire diverse sorprese, dalla banger più rockista Infamity Show (prodotta da Salmo) alle sfumature blues di Ho Fatto Bene, fino alle spezie orientaleggianti e alle parentesi disco della virtuosistica Passepartout. Il nome principale dietro alla maggior parte dei beat è Low Kid, nome importante dietro alla Machete e che rispetto ai vari e più sovraesposti Charlie Charles e Sick Luke tiene un profilo ben più basso ma a livello di skills non ha nulla da invidiare. Addirittura con Charlie aveva il progetto in tandem The Mob, che faceva le produzioni a Sfera quando ancora valeva la pena sentirlo.

Il tiro del tutto sembrerebbe abbastanza hardcore, anche se come probabilmente Nitro stesso ammonirebbe, è ormai inutile e anacronistico scremare tra old e new school. Ormai ci sono l’hip hop fatto bene e quello fatto male. Per cui se da una parte ora c’è la trap da Rockstar di Sfera Ebbasta e dall’altra c’è il pop meticcio e a modo suo elegante di Ghali, su un altro versante ancora stanno dischi come (giusto per citare i più recenti) Come Uccidere un Usignolo di Ernia e Pezzi di Night Skinny. Quindi parliamo di un hip hop ancora vivo e vibrante, che non fa la monade autoreclusa in un reazionario autismo ortodosso, ma riesce a suonare fresco e attuale pur senza snaturarsi.

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