Recensioni

6.9

Tra la scelta di inseguire futurismi vari e fare il proprio mestiere come lo si sa fare, il duo punk rock con la passione per i sample di Randy Randall (chitarra) e Dean Spunt (batteria e voce) ha di solito preferito percorrere la seconda strada. Al limite screziandola con leggere sperimentazioni, a volte non troppo interessanti. Anzi, le cose per loro funzionano molto meglio quando non si mettono troppi grilli per la testa e rimangono nel loro terreno di gioco. Così, dopo l’appannato An Object e il convincente Snares Like A Haircut dalla potente carica à la Hüsker Dü, ritornano con un nuovo album nel solco del loro trademark di r’n’r obliquo e trascinanti armonie lo-fi velate da una piacevole nebbiolina shoegaze.

Goons Be Gone è meno potente del suo predecessore pur non difettando di grinta, con il suo magma di buone tirate à la Velvet Underground virate post punk (Sandalwood), slanci wave saggiamente arricchiti di campioni sonori (Turned To String) e classici tagli garage (Agitating Moss). Tra le “tentazioni sperimentali”, invece, alcune si rivelano gratuite (Working Stiff Takes A Break) o quantomeno deboli (Puzzled), mentre altre aggiungono sfaccettature interessanti alla proposta: i Chromatics in salsa shitgaze di Smoothie (il loro miglior pezzo pop di sempre) e le storture che lambiscono i Sonic Youth di Master=Dick di A Sigh Clicks. E poi ci sono le tempeste perfette in cui le idee di Randall e Spunt vanno giù nel modo migliore: le travolgenti melodie sparate di War Dance e di Feeler, e una splendida Head Sport Full Face che strattona il dream pop su una pista da ballo dance-punk.

Con Gooner Be Gons i No Age non cambieranno certo la storia della musica, ma al netto di qualche veniale svista, piazzano un album genuinamente divertente, riuscendo anche a infilare qualche picco notevole.

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