Recensioni

6.8

A furia di fare chiasso ci si normalizza. Il nuovo disco dei No Age, in un’era in cui il noise non ha quasi più ragione di esistere, è qui a certificare due cose: che il genere è invece ancora vivo e che è totalmente sterile. In un contesto come quello attuale, in cui le chitarre rumorose trovano sempre meno spazio tra i gusti del pubblico, è però un atto quasi commovente trovare gente come Dean Spunt e Randy Randall. Le loro sonorità simil-Hüsker Dü, i loro assoli sonici (l’atto che salva sul finale Dippy), le loro melodie semplici: i No Age rappresentano forse una via meno praticata del noise, quella che abbandona la pesantezza e lo sconforto di gente come IceagePissed Jeans per provare ad allargare la propria base di comunicazione, con singalong lanciati e vocazione pop. Fallendo sicuramente dal punto di vista dei numeri, risollevandosi rispetto al precedente An Object da quello della qualità.

Sono assalti meno portentosi, quelli di questo Snares Like A Haircut, almeno per quanto riguarda i brani in scaletta assoldati per la devastazione: non che si possa parlare di maggiore consapevolezza, di maturità, di pacificazione. Si sente sempre in sottofondo uno scheletro di disimpegno tutt’altro che calmierato che in Squashed tocca vette di elettronica scazzata molto godibile, in cui il suono è un misto tra gioioso e fangoso. Quando non fanno college rock fragoroso in stile Superchunk affogati negli effetti My Bloody Valentine (Send Me), i Nostri vanno a fare una visita allo sperimentalismo non-autistico (la traccia che dà il titolo al disco). Quando non fanno il verso ai Japandroids (Tidal), tornano dalle parti del loro suono più classico (Soft Collar Fad, che ricorda i Sonic Youth nei riff).

La vera sorpresa è proprio questa: i No Age perdono poco in potenza ciò che guadagnano in sfaccettature all’interno del proprio bagaglio sonoro. Un esempio è Primitive Plus, un dream pop del deragliamento, con il lo-fi e l’onirico che si uniscono in maniera inscindibile. La giusta chiusa a un album che rilancia il duo. Per il presente, non per il futuro, dato che il genere noise non ha futuro. Ma d’altronde, visti i tempi, quale musica lo ha?

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