Recensioni

Al secondo album le No Joy, duo all female di Montreal, sono ancora dedite all’esplorazione del noise pop in tutte le sue possibili declinazioni. Il problema è che anche nel noise pop c’è una prima e una seconda divisione. Ci sono i campioni e i gregari. C’è Nutella e Ciaocrem. E per quanto Wait To Pleasure sia carico di melodie suadenti, gustosi artefatti rumoristi e oasi di assoluto piacere, resta dalle parti dei dischi “carini” che oggi occupano quasi interamente lo spettro delle uscite discografiche.
Su Wait To Pleasure ogni brano è un link più o meno esplicito a suggestioni del passato. C’è l’irruenza sbarazzina dei Lush (Ignored Pets) e il folk sognante dei primi Mojave 3 (Uhy Youi Yoi); ibridi elettro-digitali in cui i Cranes incontrano i Beach House (Hare Tarot Lies) e trasfigurazioni elettrificate degli School Of Seven Bells (Prodigy).
Dovendo scegliere, punterei su brani dub noise come Blue Neck Riviera, per i vortici sonori e le ritmiche che aggiornano con gusto la lezione dei Curve. È in questi frangenti che il disco diventa più di un esercizio retrospettivo. Il singolo Lunar Phobia, ad esempio, tecnicamente non è neppure shoegaze. L’affastellarsi fino alla saturazione di sample, ritmi digitali ed effettistica variopinta produce quel gioioso senso di straniamento che rende l’esperienza No Joy un piacevole diversivo alle produzioni più blasonate.
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