Recensioni

6.5

Vabbé: se anche gli sbarbi hypsterici si mettono a fare o, meglio, tentare un concept… Così almeno a sentire Fink e soci che hanno messo in circolazione un videoclip di There Will Come a Time, sorta di teaser di un vero e proprio film (fantascienza sociale stile anni Settanta, direbbe il critico esperto di cinema) in cui l’adolescenza viene considerata pericolosa e dannosa per la società, al punto da decidere di rinchiudere i teenager su di un’isola-carcere (ok, se vi viene in mente almeno un centinaio di film avete ragione: non un’idea originale…). Il film dovrebbe essere la spina dorsale degli show del tour promozionale. Nulla di nuovo sotto il sole, in un scimmiottamento di tutta la tradizione dei film musicali UK, dai Beatles agli Who, ma che mentre tutta la critica (con rare eccezioni) è concentrata sulla demolizione della loro immagine, ce li fa risultare più simpatici. In fondo hanno raggiunto il disco di platino con il precedente onesto album di artigianato pop, ora si possono permettere di investire la visibilità e il danaro della produzione in un progetto un po’ più ambizioso. Pazienza se le idee sono quelle che sono: in fondo, con molto meno, i coetanei Mumford and Sons si sono conquistati anche l’America…

Rispetto al 2009, gli accenti springsteeniani si fanno ancora più evidenti e i synth vengono messi da parte in favore di un uso più professionale degli archi e di un suono ancor più smaccatamente pop-rock: dall’hypsteria del revival folk all’hyp praticamente mainstream. Il modello non è più quello estetico/estetizzante di un Brian Eno pop per le masse, ma una versione appena meno sputtanata dei Coldplay. Detto questo, visto che sempre di pop si tratta, qui gli hook appiccicosi ci sono eccome (e nei dischi di Fink e soci ci sono sempre stati in abbondanza) e le melodie pure. La titletrack, complice Anna Calvi, sarebbe perfetta per Top of the Pops, non avesse il glorioso show chiuso da qualche tempo. La voce baritonale di Fink colpisce anche quando si atteggia da uomo vissuto (Lifetime) o da romanticone oltre il limite del diabete (una One More Night quasi in salsa Wet Wet Wet), e il tiro praticamente pronto per lo stadio di All Through The Night e Now Is Exactly The Time non si fa disprezzare.

Noi giornalisti qui a lamentarci della scarsa profondità della music-pop. Loro in tour nel mondo, godendosi il successo e la pecunia. Nel mezzo un milione di ascoltatori che mandano a memoria canzoncine innocue o poco più che anche noi giornalisti, in fondo, fatichiamo a scacciare dalla testa. Fate un po’ voi i conti.

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