• Mag
    01
    2010

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Martelabel

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Slabbrati e semiseri come i conterranei Granturismo, parenti alla lontana di un'autorevolezza quasi baustelliana, ben disposti verso una musicalità variegata che vive delle storie di un Italia da bar sport. O meglio, di quelle vergate da una romagna alticcia e poco vacanziera vista la provenienza della formazione, che in No Usa! No Uk! parla con la voce da dandy di Lorenzo Kruger e gli intrecci strumentali chitarra elettrica-basso-batteria-tromba di Bartok, Vix, Nestor Fabbri e David Barbatosta. Dieci giorni in una casa di campagna, Giorgio Canali a curare produzione artistica e missaggi e un terzo disco che conferma le buone capacità di scrittura di una band decisamente sui generis. Il cui merito maggiore rimane quello di non cedere alle facili tentazioni privilegiando invece una formula in cui alla cura per i testi si unisce la capacità di moderare tessiture sonore che fanno da buon complemento.

A dimostrazione il Sud America di Western Bossa, l'incedere marziale da balera di Grand Hotel o una La signora Guardalmar in cui riconosci dei Libertines casarecci e perfetti. Brani in cui si mescolano disillusione da falsi viveurs (“Questa sera suono al Grand Hotel, ma l'applauso in sala è per lo chef, e la musica si perderà, tra la crema dei bignè”), ironia ("Se il narcisismo fosse un handicap, qui tutti avrebbero il parcheggio assicurato anche in città, ma quanta gente c'è alla toilette, eppure sembro il solo a dover far pipì") e un'irridente cinismo da perdente in una società di perdenti (“Rinnoverà la biancheria, con i punti del cus cus, prenderà le malattie solo se annunciano il virus, e nel letto ascolterà, due politici su tre, tanto parlano di sogni e se non fanno a pugni presto dormirà”).

Insomma, bravi. Bianconi è avvisato.

6 Luglio 2010
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