Recensioni

6.8

Marco Cella è italiano ed è bravo. Il suo progetto solista Noisekraft è una creatura sfuggente e sfaccettata, liquida e fumosa, magmatica ed instabile, che si muove tra le oscurità e le asprezze del mondo lo-fi riuscendo ad incantare con una malinconica dolcezza sospesa, in bilico tra riflessione metafisica e disperazione.

Seconda uscita sotto questo moniker, The Neverending Nothing è un concept sull’annegamento di un uomo, e una piccola gemma di oscurità che merita di essere scoperta. L’iniziale Act IV: Sleeping Tabs è pura black ambient che si muove in zona Atrium Carceri, rispetto cui è però assente ogni suggestione orrorifica abbracciando invece un afflato più primordiale, mentre la successiva Act III: The Breath costituisce una riuscitissima apertura melodica sporcata di riverberi e field recordings che sembra guidare dolcemente per mano l’ascoltatore sott’acqua, seguita da Act II: The Lighthouse, shoegaze altezza My Bloody Valentine attraversato anche da vaghi battiti industrial. Con Act I: Loode si torna all’ambient, questa volta più distesa, per introdurre il cantautorato lo-fi di Act IV: Amnios/He’s Gone Away cui segue la monumentale suite Act IV: Black Under Indigo che percorre melodici binari post rock salvo poi deflagrare in improvvise esplosioni shoegaze. Chiudono il lotto la dimessa e intimista Act V: Christmas Time Is Over Again (Rehab) ed Epilogue.

Disco pieno di ottimi spunti con almeno un paio di perle assolute (pensiamo ai due episodi più lunghi ed articolati, The Breath e Black Under Indigo), che porta in sé anche una consistente riflessione a livello di scrittura, con un concept ben articolato e ragionato, The Neverending Nothing è una gemma del panorama musicale italiano più radicalmente indipendente che merita una possibilità.

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