Recensioni

7.3

Le tracce partorite in gioventù e rifinite dalle sessions di registrazione dell’album di debutto dei Nonkeen (ragione sociale che nasconde Nils Frahm, Frederic Gmeiner e Sepp Singwald), The Gamble, erano così tante che i tre avevano già composto più di un disco senza neanche accorgersene. Quale materiale pubblicare per primo? Via ad accese discussioni, chiacchierate infinite, decisioni da prendere non senza pochi dubbi. L’unico modo per risolvere la faccenda è uno solo, cinico, spietato e affidato al volere del Fato: testa o croce. Vince The Gamble, lo sappiamo, ma pochi mesi più tardi i Nostri decidono di pubblicare, trascinati probabilmente da una certa urgenza compositiva – o forse spinti dai numerosi impegni di un Frahm in vena di pubblicazioni, vedi Solo Remains e la colonna sonora di Ellis con la voce di Robert De Niro – l’ideale seguito Oddments Of The Gamble. Ideale seguito, o meglio ancora, l’altra faccia della medaglia.

Rispetto all’opera precedente i contorni si allargano, i colori diventano più chiari e l’ombra va via via dilatandosi, lì dove le suite pinkfloydiane lasciano il posto a giochi elettroacustici incuneati nelle strette fessure di un free jazz perimetrale, libero di muoversi, ma comunque dentro confini prestabiliti. Come per The Gamble, l’idea è quella di una jam sperimentale in cui si fanno vedere con continuità ma estrema sobrietà numerosi glitch, incastrati con scioltezza tra synth svolazzanti, arpeggi, corde pizzicate, tastiere garbate e un pianoforte regale (il buon Frahm non delude), ma soprattutto in un drumming assiduo ed ipnotico, tra i protagonisti assoluti del disco. In Oddments Of The Gamble viene meno la tensione cupa dell’esordio, con l’attenzione rivolta in questo caso nell’accurata ricerca di una melodia cangiante e variegata, seppur con i suoi movimenti ondeggianti ed instabili, meno ampi ma più rapidi, riassunti in tredici micro gioiellini da osservare con cura e toccare con mano.

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