Recensioni

Sono passati due anni dal’ultimo lavoro di Jason Chung. Una pausa notevole, ma non sorprendente, per quel sottobosco di web producer più propensi a subire i trend piuttosto che a guidarli. Nosaj Thing era emerso sulla scia del glitch hop proponendosi come un’alternativa tra l’astrazione jazzistica di Flying Lotus e il populismo da American Apparel di un Baths. In Drift, Jason, esibiva una produzione estremamente curata unita a semplici line melodiche ed un profondo senso di intimità.
Con Home si continua a seguire la scia Flying Lotus. Abbandonato il glitch hop si guarda alle sonorità più mature di Until the Quite Comes. Questa volta ai bassi ed alle ritmiche spezzate, alle influenze Hip Hop in generale, si predilgono i pad e le atmosfere che spesso ricordano una via di mezzo tra Domotic, Clams Casino e oOoOO. Oltre agli artisti di riferimento resta il grande pregio di Nosaj Thing: il suo apparire come un dilettante estremamente talentuoso. Chung è un musicista più interessato a comunicare idee musicali che a dialogare con altri artisti o a inserirsi in un trend. Il prendere in prestisto determinati generi e grammatiche, per Jason, è determinato tanto dalla loro prossimità geografica e temporale quanto dalla necessità pragmatica di dover dare una struttura alla sua profonda vita emotiva per riuscire a comunicarla. La situazione è simile al ragazzino che si mette a strimpellare la chitarra solo perché è il primo strumento che ha trovato in casa e non tanto per imitare le rockstar. Tracce come Safe, Prelude e Distance con la loro semplicità compositiva mettono in mostra a pieno la complessa sensibilità che vi sta alle spalle insieme alla loro capacità di ricompensare anche gli ascolti più attenti. Il singolo Eclipse/Blue, con la voce di Kazu Makino dei Blonde Redhead è la perla dell’album: malinconica, struggente, intima e incalzante, fa mostra di un’urgenza ed un’eleganza eccezionali.
Se Home fosse stato tagliato interamente dalla stessa stoffa di Eclipse/Blue se ne potrebbe già parlare come di uno dei dischi dell’anno. Purtroppo il resto del lavoro mostra spesso un Jason incapace di sostenere questa intensità preferendo, purtroppo, di ritirarsi su terreni già esplorati come nella beat oriented Snap o nel DnB improvvisato di Light #3. Home ci lascia l’impressione di essere un album che si è andato a scontrare con una profonda mancanza di idee a metà dell’opera. Per quanto sia ricca e sofisticata, la vita interiore di un artista spesso non basta a fornire abbastanza materiale per un intero LP, specie se la sua idea ruota completamente intorno all’intimità della casa.
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