Recensioni

Trattiamo in questa sede due delle uscite chiave in ambito hip hop di questo 2016, ‘Yes Lawd!’ dei NxWorries e Cashmere degli Swet Shop Boys, che per quanto accostabili per premesse – entrambi primi lavori di duo-project composti da artisti con già solidissimi background e rispettive carriere soliste ben avviate – si realizzano in approcci tra loro molto diversi.

NxWorries vede collaborare il producer Knxwledge ed Anderson Paak a un disco tanto arty quanto fondamentalmente conservatore che sembra più un’appendice post-scripta e inevitabilmente meno ottimista dell’esordio solista di Paak – il criticamente acclamato Malibu – che una vera e propria parentesi “altra”. La – al solito – raffinata penna dell’artista statunitense mutua disincantati versi che prendono le mosse da una quotidianità elevata a generalizzata riflessione esistenziale in un’interpretazione vocale che continua a sfumare i confini tra flow rap, cantato r&b e suadente soul; il tutto poggia su un’elegantissima maglia di campionamenti e rimaneggiamenti cut&paste nel consueto calderone black tra hip hop, funk, blues, eccetera. Prevedibile etichetta Best New Music su Pitchfork e tutto secondo previsioni, tanta smartness e stile a palate per una legittima maniera che delizia senza saziare (voto 7).

Completamente di un’altra pasta l’esordio di Heems e Riz MC, ovvero un rapper newyorkese di origini indiane prima militante nei Das Racist e un attore londinese di origini pakistane (lo vedremo prossimamente in sala nello spin off di Star Wars Rogue One). Il portato politico della coppia è evidente già dai rispettivi natali, e come forse inevitabile, il disco è profondamente impegnato fin dal primo singolo – T5 – che denuncia i pregiudizi cui sono indiscriminatamente sottoposti i musulmani in un aeroporto. Quello che probabilmente non era affatto scontato è la straordinaria, e naturale, convivenza tra questo lato politicizzato e attivamente militante, e una divertita e divertente vena “cazzona” che riesce a scansare qualsiasi rischio di eccessiva seriosità senza che credibilità e street cred vengano meno. Lungo il filo rosso dell’impegno, il mix si muove scanzonato e sornione tra hip hop e grime, tra incontri e fertili commistioni americane e inglesi, orientalismi indiani e pakistani. Una multiet(n)ica (comunic)azione affatto innovatrice né tanto meno rivoluzionaria, ma divertente e peNsante. Avercene (voto 7.3).

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