• ott
    08
    2013

Album

Polyvinyl Records

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Kevin Barnes si dà al classic rock? Sì e no. Come sempre non c’è una visione univoca e coerente nel mondo scombinato degli of Montreal. Nel senso che se è vero, come dice la cartella stampa, che il folletto di Athens accantona funk e strumentazione sintetica per abbracciare un sound più organico, se pure la polverosa ombra dei Flying Burrito Brothers si estende su brani dal taglio folk rock come Belle Glade Missionaries, è anche vero che, alla prima svolta, la ruvidezza Seventies si nebulizza nel solito effluvio di colori e profumi speziati.

Nell’esilio auto-imposto a San Francisco, Barnes è andato alla ricerca delle radici artistiche, ma non necessariamente di quelle West Coast. Diciamo che dopo le mossette alla Prince, la sbandata R’n’B e le geometrie variabili dei precedenti album, si ritorna agli amori di un tempo: alla narrativa kinksiana, alla malizia decadente del glam. Una maggior linearità fa affiorare le influenze in tutta la loro evidenza (in Imbecille Rages e She Ain’t Speakin’ Now è come se Syd Barrett fosse alla guida degli Spiders From Mars) e permette a Barnes di dimostrarsi autore di canzoni in senso stretto, senza dover spiazzare l’ascoltatore ad ogni costo. Ci sono almeno due canzoni che danno il metro di quanto riesca nel suo intento: la prima è la toccante Sirens Of Your Toxic Spirit, delicata ballata che accarezza i timpani come uno stormo di cherubini che cantano 13 dei Big Star; l’altra è Hegira Emigré, un boogie sudista attraversato longitudinalmente da lampi psichedelici.

È così che la seriosa prosopopea del 70s rock, a base di ritmiche granitiche e slide guitar, si infrange contro l’approccio surreale a cui eravamo stati abituati, trasformandosi in un’irresistibile farsa. In fondo è questo il filo rosso che attraversa l’album, peraltro uno dei più solidi dell’intero catalogo. Perché se è vero che gli of Montreal più ammirati sono i Fregoli dell’indie pop, capaci di sovrapporre senza posa ritmi e melodie, sono poi i lavori più regolari come Hissing Fauna, Are You The Destroyer? a consolidarne lo status. Insieme a quest’ultimo, Lousy With Sylvianbriar è un album che può fungere da entry point anche per nuovi adepti al culto degli of Montreal. Sappiano, però, che un Kevin Barnes altrettanto accomodante non lo troveranno tanto facilmente.

5 Ottobre 2013
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