Recensioni

7.3

Gli Old Time Relijun sono stati un tassello importante di quella Olympia legata a doppia mandata alla K Records di Calvin Johnson. Un manipolo di artisti che oltre a praticare la creatività in modo libero e originale, condividevano una visione etica, indipendente e impegnata capace dare vita a una scena insofferente ai dettami mainstream, per quanto geograficamente a un tiro di schioppo dall’imperversare del sensazionalismo grunge. L’originalità della band stava nel tritare assieme il piglio post-moderno à la Waits e la visionarietà di Captain Beefheart in una chiave indie rock in bassa fedeltà: garage storto, blues abrasivo e sfasature now wave distillati in sfoghi orgiastici impreziositi dalla vocalità trasformista di Arrington De Dionyso, capace anche di sperimentare riuscitamene con idiomi differenti (indimenticabile il caos di Carcerato su La Sirena De Pecera). Ma dopo centinaia di concerti in giro per il mondo e 7 album all’attivo, nel 2009 è iniziato un lungo silenzio che ha visto i membri della band dedicarsi a progetti solisti.

Un decennio di pausa ora interrotto dall’EP See Now And Know, un lavoro carico d’urgenza e preoccupazioni populiste (De Dionyso all’indomani dell’elezione di Trump ha intrapreso un tour di solo sax dal titolo di guthriana memoria “this saxophone kills fascists”), con una produzione più pulita eppure debitamente distante da stucchevoli patinature; al contrario, efficacissima per far risaltare i movimenti sensuali e spasmodici della band. Il suono odierno degli OTR acquista nuova coscienza e rifinitura, ordina i dettagli divenendo meno caotico eppure risulta altrettanto efficace soprattutto grazie ad un rinnovato senso del groove, più rotondo e portante rispetto al passato. Così lo spasmo in your face di Jeremiad marca indiscutibilmente la presenza e I Know I’m Alive esprime una rinvigorita consapevolezza. Un percorso che si snoda tra boogie dionisiaci e colpi funk che fanno schizzare lapilli à la Trout Mask Replica e si sporcano di no wave à la Contortions, riuscendo ogni volta a concentrare forza critica e ironia senza sbavature.

Un disco di vibrazioni pungenti per reagire a un mondo spaccato dal virus del sovranismo, a cui gli Old Time Relijun rispondono con verve trascinante. Una musica che vuole attenzione per trasformare la solitudine in qualcosa di positivo, e bisogna dire che il gioco riesce molto bene: «Don’t turn away from the people around you / I only want love to surround you / It’s not too late for…».

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