Recensioni

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Difficile fermarli così come altrettanto difficile è tentare di capire cosa giri per la testa del trio (ora, in realtà quintetto) newyorchese. Della serie, dopo aver toccato in lungo e in largo praticamente tutte le forme musicali “estreme” senza mai perdere la propria cifra stilistica, la propria riconoscibilità e sentire musicale e, soprattutto, dopo aver completato quel mostro in “tre passi” che era Thank Your Parents, gli Oneida possono fare tutto.

Anche uscirsene con un nuovo album vinyl-only composto da due lunghissime tracce omonime – la Part 1 su un lato, la Part 2 sull’altro, ovvio – in cui dilatano se possibile ancor di più l’aspetto visionario e malato del proprio sound. Zero kraut, se non come forma di reminiscenza; zero rock in senso stretto; zero kosmische. Solo una massa informe di dilatazione avant- e impro-rock che prende sia dal rock, sia dal kraut ma rielabora il tutto mostrando che in definitiva quello che conta è più il senso del tutto che il peso delle specifiche componenti.

A dirla tutta, siamo dalle parti di Absolute II, il terzo e più ostico passo della citata trilogia, ma se possibile portato ancora più agli estremi di un sound che si fa carne viva post-industriale. Che abbraccia la free-form noise, che smembra ogni ipotesi di parentela col retaggio “rock” per mostrarsi affine all’istallazione sonora o alla performance radicale. Cosa che, visti i precedenti dei cinque (una su tutte, gli ormai mitici live di ore ed ore in cui a farla da padrone è la totale libertà esecutiva), fa intendere che il magma sonoro delle due tracce sia informe, umorale, oscillante tra asincronia ritmica, uso e abuso di synth, drones, feedback e lavoro di (post)produzione, pur mantenendo ben evidente la matrice improvvisativa e da first take ben nota ai newyorchesi.

Un lavoro ostico e incompromissorio, ma non per questo meno affascinante nel mostrare l’ennesima faccia di una formazione che travalica la definizione di genere e ogni tipo di classificazione che non sia quella di reale avanguardia.

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