Recensioni

7.4

Yokota Yoshimi, percussionista già in forze nei Boredoms – enfants terribles del rock nipponico, discograficamente attivi dal 1986 fino a quasi un decennio fa – ha messo su le OOIOO, famale band coi cazzi e contro cazzi avant, suppergiù nel 1997, quando lanciò assieme alle sue compagne (Kyoko, la chitarrista, è venuta a mancare nel 2015) sul mercato discografico l’lp ∞8∞ (pubblicato dapprima per la Time Bomb Records, e poi ristampato dai tipi di Kill Rock Stars) che ci propinava un pastiche magari irrisolto ma strapieno di intuizioni geniali a base di noise rock, spastic-jazz, psichedelia avulsa, e tanto tanto infantilismo.

A suo modo, quel disco – che io all’epoca amai, pur scambiandolo per una boutade, e non per l’inizio di una delle esperienze rock più notevoli dell’ultimo quarto di secolo – diede la stura a tutti i dischi-capolavoro a venire delle OOIOO; tipo, solo per pescare fra i loro ultimi, i vari Taiga (del 2006) e Gamel (del 2016), che ci consegnavano una band al top della forma e in piena evoluzione/involuzione stilistica. C’è da dire che OOIOO è creatura famelica e cannibale, che tritura con le sue possenti mascelle artistiche ogni cazzo di genere musicale (non sto qui nemmeno a citare quale, perché davvero bisognerebbe citarli TUTTI), e lo risputa fuori abnormemente arricchito e amplificato e soprattutto totalmente (tra)sfigurato. Tutta colpa di un virus – che non ha nome, e che possiede le OOIOO come il demone di Linda Blair ne L’esorcista – che a questo punto della storia s’è talmente ingigantito e imbizzarrito da risultare totalmente i-m-p-r-e-v-e-d-i-b-i-l-e.

E in effetti, Nijimusi è un disco di tal fatta: sgusciante, inafferrabile, sempre e comunque inclassificabile. Scordatevi lo psycho-gamelan con cui ci avevano lasciati nel 2016 le Nostre. Qui siamo dalle parti di… ecco: di cosa, esattamente? Perché, lo abbiamo detto, gli otto pezzi qui in scaletta – quello che dà il titolo al cd, Nijimu, Jibun, Tisou, Asozan5, Bulun, Kawasemi Ah e Walk For “345” – sono le tessere di un mosaico che conserva un solo elemento costante dello OOIOO sound degli esordi (il percussivismo), mentre tutto il resto – i giri di chitarra avvitati psichedelicamente su se stessi, le voci martellanti, i crescendo all’apparenza monotoni ma in realtà ricchissimi di dettagli sonico-armonici clamorosi ecc. – fluttua.

Perché Nijimusi è un disco che fluttua, fluttuante; e intendiamoci bene, qui l’aggettivo non sta a significare che questo è un lp che tentenna e dubita di se stesso. No, no. Tutt’al contrario. Nijimusi, anti-metodo di un metodo che sin dall’inizio si fondava sull’eresia stilistica, è un disco fedele a se stesso, cioè infedele all’ennesima potenza a qualunque classificazione, seppur transitoria. Jazz. Rock. Psichedelia. Ambient. Gamelan. Noise. Paranoise. Tribal. Tirate in ballo la definizione che più vi piace, e Nijimusi la sputtanerà di brutto. O gloria e potenza delle nipponiche OOIOO!

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