• Lug
    05
    2019

Album

Editions Mego

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Avevamo lasciato Oren Ambarchi alle prese con le chitarre e l’inventiva di Jim O’Rourke e le tablas di U-zhaan in Hence. Dopo quell’ottimo disco, a cui ne sono seguiti molti altri (solo nella prima metà del 2019 sono ben quattro le nuove uscite), in questo nuovo Simian Angel, l’australiano si affianca alla cultura musicale brasiliana, coinvolgendo il percussionista Cyro Baptista. Quest’ultimo è uno dei più noti protagonisti della scena jazz underground di San Paolo e internazionale, tanto che ha collaborato con moltissimi artisti appartenenti a generi diversi come John Zorn (principalmente nelle colonne sonore dei film anni Novanta), Caetano Veloso, Derek Bailey, Arto Lindsay, Yo-Yo Ma e Herbie Hancock, tanto per citarne un gruppo sparutissimo.

Il sound che esce da questo connubio ricorda le produzioni anni ’80 di Naná Vasconcelos (in particolare Legend of the Seven Dreams di Ian Garbarek su ECM) e le chitarre ai confini con l’ambient di Pat Metheny, anche se a un ascolto più attento, sono proprio gli effetti che la fanno da padrone, soprattutto nell’ultima fase del primo brano Palm Sugar Candy, dove i droni della sei corde si combinano in maniera sopraffina, senza annoiare o appesantire, contribuendo alla costruzione di piccoli passaggi che a qualche amante della musica elettronica da ballo extra-jazz potrebbero ricordare i Boards of Canada per la tonalità pastello dei timbri e delle soluzioni armoniche.

Il secondo lungo pezzo – venti minuti circa – che dà il nome all’album parte con una introduzione di berimbau, strumento classico della tradizione sudamericana, ma non lo usa a fini didascalici, anzi, lo integra subito con l’effettistica di Ambarchi, delineando una suite che comprende suoni di pianoforte (in realtà sono chitarre processate), registrazioni più o meno mascherate di field recording tenuti in lontananza, e una pulsazione di Baptista che rende più umano e caldo il tutto.

Viene da pensare che Ambarchi sia un compositore totale, uno che l’improvvisazione l’ha digerita e sviscerata a pieno, e che quindi non abbia più bisogno di strategie o di mode da seguire. Stupisce che in una così alta frequenza produttiva ci sia spazio per una qualità alta degli esiti e per un’intelligenza musicale sopraffina dispiegata senza spocchia. Un disco che va oltre i generi e può essere benissimo ascoltato da chiunque, soprattutto nei mesi estivi, come viene suggerito dall’immagine in copertina.

3 Luglio 2019
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