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Mettiamo subito le cose in chiaro: nel sovraffollato ed eterogeneo mondo del pop contemporaneo, dove ogni mese si rincorrono sempre nuove uscite, più o meno valide ma troppo spesso inconsistenti ed anonime, il secondo disco del belga Oscar and the Wolf è una piccola perla che brilla per personalità, eclettismo ed intensità. Forte di un impressionante seguito in Europa centrale (dal Belgio alla Turchia, praticamente soltanto l’Italia è rimasta per ora immune al suo fascino) e di numerose date anche in festival importanti, l’androgino Max Colombie riesce in questo sophomore-album a perfezionare la propria ricetta, che, come già ben anticipato con un nome d’arte dove s’incontrano un alter-ego molto poetico e sensibile e il cattivo per eccellenza delle fiabe, gioca sempre sul filo del rasoio tra luce ed oscurità, sentimenti positivi e istinti selvaggi: musicalmente, questo dualismo si risolve in un frizzante mix tra il lirismo di un Antony/Anohni e il soul moderno e urbano, torbido e lascivo di The Weeknd.

Le dieci tracce di Infinity si alternano dunque tra torch-songs elettroniche (dall’essenziale Queen alla pirotecnica opening-track So Real, passando per Touch Down, Last Night e la sensualità della conclusiva Fever), incursioni abbastanza spinte tra r’n’b ed elettronica (il morbido ritmo giamaicano di Exotic, le inflessioni orientali di Susato, i synth distorti di Pretty Infiniti) e gustosissimo funky-pop al neon (Runaway, Honey, Chevrolet). Il disco ha il pregio, in un mercato sovente più attento alle vesti sfavillanti e al singolo potente, di testimoniare il coraggio del suo autore nel cercare e sviluppare, tra le mode del presente e del passato (un’attitudine bohémien d’altri tempi), una propria identità, crescendo quindi con il passare degli ascolti.

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